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Ferdinando Carretta firma per l’eredità dei genitori uccisi

Ferdinando Carretta ha firmato dal notaio, entrando così in possesso dell'eredità: l'appartamento dove vivevano i genitori e 38mila euro, per un valore totale di 350mila euro. Ferdinando Carretta 19 anni fa uccise i genitori e il fratello, a Parma, proprio nella casa di via Rimini che ora ha ereditato. E oggi si confida in un'intervista alla Gazzetta di Parma, il quotidiano che pubblicò lo scoop dopo circa dieci anni dalla scomparsa di Carretta dopo il triplice omicidio: a novembre del 1998 fu ritrovato da un giornalista a Londra, dove lavorava come pony express.

Ferdinando Carretta ha firmato dal notaio, entrando così in possesso dell’eredità: l’appartamento dove vivevano i genitori e 38mila euro, per un valore totale di 350mila euro. Ferdinando Carretta 19 anni fa uccise i genitori e il fratello, a Parma, proprio nella casa di via Rimini che ora ha ereditato. E oggi si confida in un’intervista alla Gazzetta di Parma, il quotidiano che pubblicò lo scoop dopo circa dieci anni dalla scomparsa di Carretta dopo il triplice omicidio: a novembre del 1998 fu ritrovato da un giornalista a Londra, dove lavorava come pony express.

CAUSA CIVILE CON LE ZIE – Carretta ha trovato un accordo con le zie, chiudendo così la causa civile sull’eredità della famiglia. Una conclusione che può apparire quantomeno strana, ma che corrisponde a ciò che prevede la legge: Carretta non fu condannato per la strage in quanto ritenuto incapace di intendere e di volere al momento del triplice omicidio. Ha seguito un percorso terapeutico, prima in un ospedale psichiatrico giudiziario e poi in comunità, ma senza perdere il diritto civile all’eredità. Nei dieci anni in cui Carretta è sparito, e con la dichiarazione di morte presunta, l’eredità sembrava destinata alle zie, ma poi l’uomo fu individuato e arrestato a Londra. Allora è partita la causa.

«NON VIVRÒ A PARMA» – «A dire il vero fino alla firma ho avuto molti dubbi. Ci ho ripensato più volte, perché so che il pericolo è quello che sia sempre collegato a ciò che è accaduto. Ma poi ho deciso di mantenere inalterato l’accordo, perchè già da alcuni mesi avevo raggiunto un’intesa con mia zia Paola: a me la casa di via Rimini, a lei quella di via Campioni» spiega Carretta nell’intervista. Martedì la firma, alla presenza del notaio Carlo Maria Canali, del documento che lo reintegra nella proprietà dell’appartamento. Una casa dove però non ha intenzione di vivere: «Non me la sento. Per ora, visto che l’appartamento è affittato, riscuoterò i canoni. Poi è probabile che lo venda. Comunque, al di là della casa di via Rimini, non ho intenzione di tornare a vivere a Parma, penso di ricominciare a Forlì. Da più di due anni sono in comunità, ma al mattino lavoro come impiegato in una cooperativa del centro della città. Anche grazie agli appoggi della comunità spero di poter trovare un lavoro a tempo pieno».

«VOGLIO UNA FAMIGLIA» – Carretta racconta di avere avuto già alcune offerte e che la vendita futura della casa potrebbe consentirgli di vivere in maniera indipendente. E questo «con un lavoro stabile, ma anche con una famiglia: è il mio desiderio». Famiglia, ma anche figli, «quando avrò trovato la persona giusta. Per ora non è il momento. Sono uscito con alcune ragazze, ma non ho la fidanzata». Rispetto alla sua condizione di semilibertà, Carretta annuncia di desiderare «di ottenere la libertà definitiva in tempi brevi. D’altra parte, prima della comunità, avevo già trascorso sette anni e mezzo in un ospedale psichiatrico giudiziario e non ho mai dato problemi. Ho fatto il mio percorso di riabilitazione, come era giusto che fosse e ora mi sento pronto ad affrontare la vita». Rispetto al rapporto con le zie, Carretta dice di essere «molto contento di averle ritrovate dopo tutto quello che è successo». Spiega di pensare spesso ai suoi familiari, «soprattutto in questi ultimi mesi, quando ho dovuto affrontare la questione dell’eredità, il pensiero era costante. Ma quello che è stato non potrà essere cancellato». «Continuo a pensare al fatto che la tragedia poteva essere evitata. Se io mi fossi curato, quello che è successo non sarebbe mai accaduto. È un pensiero costante. Ma c’è anche un altro peso enorme con cui fare i conti: il fatto che i corpi di mio padre e mo fratello non siano stati trovati».

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