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Falsi Arnaldo Pomodoro, denunciati due collaboratori

Ci sono anche due artisti 'infedeli' che avevano lavorato con Arnaldo Pomodoro tra le persone denunciate per contraffazione dai carabinieri nell'operazione 'Fiction', che ha portato al recupero di un centinaio di opere tra quelle attribuite al maestro milanese, ed altre spacciate per quelle di Mimmo Rotella.

Ci sono anche due artisti ‘infedeli’ che avevano lavorato con Arnaldo Pomodoro tra le persone denunciate per contraffazione dai carabinieri nell’operazione ‘Fiction’, che ha portato al recupero di un centinaio di opere tra quelle attribuite al maestro milanese, ed altre spacciate per quelle di Mimmo Rotella.

I due, che lavoravano presso altrettante fonderie milanesi, sono stati subito allontanati dai titolari dei laboratori artistici, estranei ai fatti. Tra gli altri dieci denunciati, invece, c’e’ la solita pletora di faccendieri, intermediari, collezionisti privati, alcuni dei quali gia’ noti ai militari, dediti a piazzare sul mercato i falsi quadri del maestro “strappatore”, scomparso un anno fa, e i caratteristici bronzi sferici del maestro romagnolo che ora vive e lavora a Milano. Rinviati a giudizio rischiano comunque, secondo quanto spiegato, pene irrisorie. “Maggiori problemi potrebbero creare loro le cause risarcitorie – spiega un investigatore – che pero’, essendo civilistiche, e quindi legate ai tempi biblici della giustizia civile, finiscono spesso in accordi extragiudiziali di importi minimi rispetto ai soldi guadagnati con gli illeciti”. E questo a fronte di un mercato, come hanno spiegato i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico di Monza, che vede per i falsi d’arte contemporanea un vero e proprio boom. Tutti li vogliono, tanto che “la richiesta – spiega un ufficiale – supera di gran lunga l’offerta permettendo quindi l’ingresso sul mercato di centinaia di falsi”. “Il mercato dei falsi – hanno spiegato i carabinieri – colpisce in genere persone che non sono estremamente competenti e che cercano, soprattutto nei periodi di incertezza finanziaria, di diversificare gli investimenti”. C’e’ pero’ un altro mercato, forse altrettanto fiorente: quello della miriade di finanziarie, di societa’, anche molto note, che investono milioni di euro in opere d’arte “giocando poi in bilancio sulle oscillazioni dei valori”. Molte poi non sarebbero nemmeno ignare delle contraffazioni, ma ne approfitterebbero, ottenendo per cifre molto inferiori la liceita’ di mettere a bilancio cifre ben maggiori e, quindi, di creare fondi neri. Questo senza contare l’attivita’ di semplice riciclaggio del denaro fatto della criminalita’ organizzata, che da tempo ha scoperto il valore, non certo culturale, dell’arte.

Barbara Lucianelli

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