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Fa arrestare rapinatore, clandestino denunciato

Fa arrestare i suoi rapinatori e viene denunciato perchè clandestino. Sono gli effetti “perversi” - come li definisce l’assessore alle Politiche per l’integrazione del Comune di Torino, Ilda Curti - delle nuove norme previste dal decreto sicurezza. A farne le spese un cittadino bengalese, da tre anni a Torino. Un ambulante di 27 anni, di quelli che la sera vendono le rose nei ristoranti del centro, che ora ha cinque giorni di tempo per lasciare l’Italia. L’onesta’, che lo ha spinto a denunciare e a far arrestare i suoi tre rapinatori, non gli è servita a nulla. Sono passate da poco le 2.30 di ieri mattina quando il giovane, che sta rientrando nella sua abitazione di corso Vercelli, viene circondato da un branco di tre romeni.

Fa arrestare i suoi rapinatori e viene denunciato perchè clandestino. Sono gli effetti “perversi” – come li definisce l’assessore alle Politiche per l’integrazione del Comune di Torino, Ilda Curti – delle nuove norme previste dal decreto sicurezza. A farne le spese un cittadino bengalese, da tre anni a Torino. Un ambulante di 27 anni, di quelli che la sera vendono le rose nei ristoranti del centro, che ora ha cinque giorni di tempo per lasciare l’Italia. L’onesta’, che lo ha spinto a denunciare e a far arrestare i suoi tre rapinatori, non gli è servita a nulla. Sono passate da poco le 2.30 di ieri mattina quando il giovane, che sta rientrando nella sua abitazione di corso Vercelli, viene circondato da un branco di tre romeni.

Uno spintone, una bottiglia di vetro puntata alla gola, e il giovane straniero è costretto a consegnare il portafogli ai suoi rapinatori. Ma appena i malviventi si allontanano, lui tira fuori il cellulare e chiama il 113. Arrivano le volanti della polizia e il bengalese descrive agli agenti i suoi aggressori-rapinatori, che poco dopo vengono individuati e arrestati. “Abbiamo bisogno del suo documento per i verbali di routine”, chiedono gli agenti all’extracomunitario. Che, onesto fino in fondo, tira fuori il passaporto. Qui scatta la denuncia: il bengalese non aveva mai chiesto il visto d’ingresso per cui, in base all’art.10 bis inserito dal decreto sicurezza nella legge Bossi-Fini, viene identificato e denunciato. Le conseguenze, secondo l’assessore Curti, rischiano di essere devastanti. “Il rischio – dice – è che i deboli abbiano sempre meno tutele e che non denuncino neppure piu’ i reati di cui sono vittime”.  “Di questo passo – aggiunge la Curti – tanti stranieri non andranno piu’ in ospedale a farsi curare, non manderanno piu’ i figli a scuola e non denunceranno piu’ i reati di cui sono testimoni o vittime”. Il caso del cittadino bengalese è il secondo di questo genere che si verifica in provincia di Torino da sabato scorso, quando sono entrate in vigore le norme del decreto sicurezza. L’altro riguarda una donna bosniaca di etnia rom residente a Bardonecchia. Lo scorso primo agosto aveva ricevuto dalla polizia un invito a presentarsi in commissariato. Lei lo ha fatto ma questa volta, in accordo con la Procura di Torino, la polizia non l’ha denunciata.Se tra cinque giorni lascera’ l’ Italia evitera’ cosi’ l’ammenda prevista dalle nuove disposizioni – dai 5 ai 10 mila euro – e l’arresto per il reato di clandestinita’. “Lavoriamo a stretto contatto con la magistratura – sottolinea il vicequestore di Torino, Spartaco Mortola – valutando con attenzione caso per caso”. Del resto la normativa, sulla quale la Procura di Torino ha emesso negli ultimi dieci giorni ben tre circolari, è appena entrata in vigore.

Daniele Romano

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