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Duplice omicidio, indagini delle forze dell’ordine

GRAGNANO. Una prova di forza contro i boss emergenti dei D’Alessandro maturata nel giro illegale delle estorsioni. E’ l’ipotesi al vaglio dei magistrati della Dda di Napoli che cercano di far luce sul duplice omicidio di via Castellammare. Ad alzare la testa sarebbe stato Carmine D’Antuono, il 58enne pluripregiudicato legato un tempo al clan Imparato e rivale storico della cosca scanzanese. Secondo gli inquirenti o’lione avrebbe sgarrato con i D’Alessandro e la vendetta sarebbe stata quanto mai cruenta. Un affare recente, nessun regolamento di conti con il passato, ormai appartenente alla storia della camorra stabiese.

GRAGNANO. Una prova di forza contro i boss emergenti dei D’Alessandro maturata nel giro illegale delle estorsioni. E’ l’ipotesi al vaglio dei magistrati della Dda di Napoli che cercano di far luce sul duplice omicidio di via Castellammare. Ad alzare la testa sarebbe stato Carmine D’Antuono, il 58enne pluripregiudicato legato un tempo al clan Imparato e rivale storico della cosca scanzanese. Secondo gli inquirenti o’lione avrebbe sgarrato con i D’Alessandro e la vendetta sarebbe stata quanto mai cruenta. Un affare recente, nessun regolamento di conti con il passato, ormai appartenente alla storia della camorra stabiese.

Dopo gli arresti di Antonio Esposito e dei suoi gregari quella di Gragnano e dell’area pedemontana dei Lattari era rimasta una terra fertile per la criminalità organizzata. E secondo gli inquirenti D’Antuono avrebbe potuto decidere di riannodare i fili delle attività illecite sul territorio, puntando in maniera particolare sulle estorsioni. Diverso invece il discorso per Donnarumma, che non avrebbe mai avuto alcun legame con la malavita locale. Il 42enne di Pimonte potrebbe essere morto per sbaglio, dopo che D’Antuono gli aveva dato un appuntamento per parlare della possibilità di una occupazione. I parenti di D’Antuono gestiscono un deposito di bibite a Varano e Federico Donnarumma poteva essere temporaneamente impiegato nello stabilimento di o’lione, in attesa di una migliore sistemazione. Ma si tratta soltanto di ipotesi, fatte in queste ore dalle forze dell’ordine per dare una chiave di lettura a questo grave episodio di camorra che ha fatto ripiombare nella paura la città di Gragnano. Ieri mattina intanto sono scattate le perquisizioni in decine di abitazioni di pregiudicati residenti a Scanzano e negli altri rioni a rischio camorra di Castellammare. Resta però un interrogativo che rende il tutto ancora più fitto e misterioso: perché giustiziare anche Donnarumma con il classico colpo alla nuca? Forse il 42enne avrebbe potuto riconoscere uno dei due killer. Era pertanto diventato un testimone scomodo. Da eliminare insieme a D’Antuono. L’unica cosa che sembra ormai certa è che l’ordine di ammazzare o’lione sia giunto da Scanzano e, quindi, dai D’Alessandro. Restano però da chiarire i motivi che hanno portato Donnarumma ad incontrarsi con il pluripregiudicato rivale storico dei D’Alessandro. Tra le varie ipotesi, c’è anche quella che porta alla parentela del 42enne con il proprietario di una rivendita di automobili vittima la scorsa settimana di un raid di matrice camorristica. Sempre a Gragnano infatti giovedì scorso furono date alle fiamme 10 autovetture all’interno del deposito Easycars di via Santa Croce. Una banale coincidenza? Un altro interrogativo di queste ore al quale gli inquirenti sono chiamati a dare una risposta. Il tutto, mentre resta il terrore di una ripresa della faida camorristica in un territorio che da otto anni ormai non contava morti per camorra.

FRANCESCO FUSCO

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