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Consumi: gli italiani non sanno dire no al pane

Il pane rimane bene irrinunciabile degli italiani che stanno pero' piu' attenti a non sprecarlo, con un aumento degli acquisti diradati nella settimana. E' quanto emerge dall'indagine Swg presentata dalla Federazione italiana Panificatori (Fippa) nel convegno 'Pane oggi, pane domani'. Il 70% delle famiglie dichiara di non aver modificato le abitudini d'acquisto sulla scia al caro prezzi, ma sale al 20%, dal precedente 15%, la percentuale di quanti acquistano il pane solamente due volte a settimane o piu' raramente.

Il pane rimane bene irrinunciabile degli italiani che stanno pero’ piu’ attenti a non sprecarlo, con un aumento degli acquisti diradati nella settimana. E’ quanto emerge dall’indagine Swg presentata dalla Federazione italiana Panificatori (Fippa) nel convegno ‘Pane oggi, pane domani’. Il 70% delle famiglie dichiara di non aver modificato le abitudini d’acquisto sulla scia al caro prezzi, ma sale al 20%, dal precedente 15%, la percentuale di quanti acquistano il pane solamente due volte a settimane o piu’ raramente.

Il raffronto 2008 sul 2007 vede comunque stabile la quota – ovvero il 59% – di quanti comprano il pane ogni giorno (l’acquisto avviene nella meta’ dei casi nei panifici artigianali). Stabile, anche la quantita’ di pane comprato: 562 grammi a volta lo scorso anno, 569 grammi quest’anno. La spesa media rimane similare, anche se viene segnato un incremento di 20 centesimi per ogni acquisto effettuato. L’aumento del pane – sottolinea la ricerca – e’ stato percepito dal 60% dei consumatori. In particolare, la meta’ degli italiani sostiene che i rincari per un chilo di pane oscillano tra gli 11 e i 50 centesimi. Si e’ passati da un prezzo medio dichiarato al chilo di 3,56 euro nel 2007 a 3,88 euro nel 2008, totalizzando un aumento dell’8%. E per il futuro il 59% degli intervistati prevedono ulteriori rincari. “Il pane – afferma Edvino Jerian, presidente Fippa – e’ inevitabilmente destinato a rincarare se proseguira’ la corsa dei prezzi dei cereali. In questo scenario di rincari delle materie prime c’e’ poco da fare – spiega – gli sforzi dei panificatori sono pero’ per un prezzo giusto che tenga conto delle difficolta’ economiche dei consumatori”. “I rincari del pane – prosegue Jerian – risentono non solo dell’aumento delle materie prime quali il grano ma anche dei costi relativi agli aspetti del processo produttivo. Non si puo’ dunque riversare sui panificatori la colpa degli aumenti”. Secondo i calcoli Fippa, al costo del lavoro, che influisce per il 45%, si aggiunge un 25% per le materie prime, un 10% per l’ammortamento degli impianti e un 5% per le utenze energetiche. Inoltre, si deve calcolare un 10% relativo a oneri fiscali, tributari, bancari e altro. Come soluzione al caro pane, i panificatori – rileva la Fippa – stanno mettendo in atto aumenti differenziati e piu’ contenuti nelle fasce di prezzo minime. “E’ tempo – conclude Jerian – che, come accaduto gia’ per il vino, si prospetti sul mercato un’offerta variegata per target differenti”.

Susy Miraglia

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