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Cocomero, la fetta è salata

Brutta sorpresa per gli amanti del cocomero nell'estate 2008. Da Napoli a Roma a Milano, chi sceglie di rinfrescarsi con la classica fetta acquistata dal venditore ambulante lo paga a caro prezzo. Ad aggiudicarsi il record del caro-anguria e' Napoli. A Mergellina, infatti, la singola fetta di cocomero vale ben 4 euro, ma basta spostarsi al Vomero per sborsarne solo uno. A Roma, non solo nel centralissimo quartiere di Trastevere, il prezzo di una porzione e' di 2,50 euro.

Brutta sorpresa per gli amanti del cocomero nell’estate 2008. Da Napoli a Roma a Milano, chi sceglie di rinfrescarsi con la classica fetta acquistata dal venditore ambulante lo paga a caro prezzo. Ad aggiudicarsi il record del caro-anguria e’ Napoli. A Mergellina, infatti, la singola fetta di cocomero vale ben 4 euro, ma basta spostarsi al Vomero per sborsarne solo uno. A Roma, non solo nel centralissimo quartiere di Trastevere, il prezzo di una porzione e’ di 2,50 euro.

A Milano, dove l’anguria dell’ambulante non e’ un’abitudine diffusa, al chiosco di Corso Sempione la fetta costa 3 euro.  Prezzo nella media – 2 euro – per la preziosa fettina a Firenze, mentre il negozietto etnico di Bologna, quello aperto anche la sera, e’ conveniente: la porzione di anguria da circa 1 kg costa 1,20 euro. A Venezia niente fetta: ci si disseta con bicchieri di frutta fresca a pezzetti, tra i 2 e i 2,50 euro.  “La differenza di costo fra la fetta e il cocomero intero esiste anche nelle vendite al supermercato – fa notare Mario Zecchini, presidente dell’Associazione nazionale venditori ambulanti (Anva) – ma il punto e’ che in alcuni territori la differenza e’ piu’ marcata a causa dei costi dell’occupazione del suolo pubblico e dello smaltimento dei rifiuti, oltre a spese come quella della refrigerazione”. Insomma, un conto e’ avere un banco alla periferia di una citta’ qualsiasi, un conto e’ pagare per poter lavorare in uno degli angoli delle affollate citta’ d’arte. “I furbi ci sono in tutte le circostanze – spiega Zecchini – ma sono la minoranza”. Sul fronte della grande distribuzione invece, considerando punti vendita delle maggiori catene e discount nelle tre citta’ campione di Roma, Milano e Bologna, il prezzo medio di 1 kg di cocomero la settimana scorsa era di 1,04 euro. A fornire i dati e’ il Centro servizi ortofrutticoli (Cso) di Ferrara. Nel 2007, nella stessa settimana, il prezzo medio al kg dell’anguria era stato di 1,07 euro, 0,85 euro nel 2006 e 0,71 euro nel 2005. Essendo un prodotto con un consumo molto legato alla stagione, l’anguria vive un boom tutto estivo. Gia’ nel mese di giugno, secondo la Confederazione italiana agricoltori, si e’ registrato un aumento delle vendite del 6,5% rispetto allo stesso mese del 2007, con punte del 10-12% nell’ultima settimana. L’anno scorso gli italiani hanno acquistato ben 363.516 tonnellate di cocomero, con il classico picco nei mesi di luglio, agosto e settembre. Con il passare degli anni la passione e’ rimasta la stessa, visto che negli ultimi otto anni gli italiani non hanno cambiato abitudini nei consumi. Secondo i dati del Centro studi Gfk elaborati dal Cso, la spesa dei consumatori che hanno fatto acquisti dal dettagliante ambulante fino a ipermercati, discount e dettagli tradizionali e specializzati, dal 2000 ad oggi appare sostanzialmente stabile. Unica eccezione la crescita nel 2004, con un consumo di 391.349 tonnellate. Una quantita’ ampiamente coperta dall’anguria prodotta dal made in Italy, che nel 2007 e’ stata di 460.588 tonnellate. Considerando la bilancia commerciale e un import del 10% circa del fabbisogno, l’anguria straniera arriva principalmente dalla Grecia. Mentre 107.994 tonnellate di cocomero made in Italy nel 2007 sono partite per l’estero.

Barbara Lucianelli

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