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C’è chi abusa della libertà di stampa

Lo stupro di una donna polacca avvenuto sulla spiagge di Rimini ha destato l’indignazione popolare proprio per la crudeltà e l’insensatezza del gesto. Molti media hanno ripreso per settimane la notizia, descrivendo le prime fasi d’indagine, la raccolta dei primi indizi, fino alla caccia all’uomo e all’arresto dei quattro autori.

Gli stessi media, o almeno molti di questi, hanno strumentalizzato, come spesso accade, la situazione, addossando responsabilità al Governo criticandone la politica della sicurezza e il fallimento in tema di migrazione e controllo dello “straniero”.

Alcuni di questa media, però, hanno fatto di più. Forse peggio. Schierati dietro allo scudo dell’inviolabile e inamovibile libertà di stampa hanno descritto nel dettaglio l’entità dell’aggressione patita dalla povera donna. Hanno elencato le modalità di penetrazione, il numero delle volte, i modi barbari di rianimazione per essere certi che la stessa fosse vigile, senza lesinare sui particolari.

Descrivere lo stupro con tanta meticolosità, sicuramente non ne aumenta la gravità, tanto meno ne diminuisce il disgusto e la condanna popolare, ma non fa altro che mancare di rispetto alla vittima. Ripercorrere, nuovamente, fuori dai verbali dell’autorità giudiziaria, quelle fasi, rileggendole sui giornali rappresenterà sicuramente un doppio trauma, rallentando il processo di rimozione e aumentando il senso di impotenza, nonché il disgusto.

Appellandosi al ‘diritto all’informazione’ sta accadendo sempre più spesso che si viola i diritti altrui. Le lunghe maratone dei cronisti, sotto la casa delle vittima dei più atroci reati, le interviste ai genitori che hanno perso un figlio, la ricostruzione dei fatti intervistando amici o vicini di casa, che spesso delle vittime conosco poco o nulla.

È curioso che ciò accada proprio quanto il Governo sta elaborando un DDL che tenderebbe ad eliminare i virgolettati dalle ordinanze dei giudici, in relazione alle intercettazioni telefoniche degli indagati, proprio per salvaguardare il loro diritto alla privacy. E curioso come in un Italia che viaggia sempre più spesso a doppio binario, si sia più garantisti per chi sia sospettato di un reato piuttosto che nei confronti di chi questo reato lo abbia subito.

È strano come nessuno si indigni dinanzi a tale disparità di trattamento. È, però, ancora più strano, constatare come quei media (giornali, tv e riviste on line) aumentano le vendite e l’audience.

Eugenio Coletti

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