Walter Anedda al focus sulla previdenza del dottore commercialista
11 Novembre 2018
Sanità: dai Lions tre borse di studio a giovani laureati
12 Novembre 2018
Mostra tutto

Cambiamenti climatici, gli italiani i più preoccupati

È tempo di tracciare un bilancio sull’ondata di maltempo che ha investito qualche giorno fa l’Italia. E lo facciamo ogni qualvolta che vite umane, abitazioni, intere comunità inermi vengono sacrificate sull’altare del  ”non potevamo prevederlo”, tra indignazione generale e sensazione diffusa di impotenza. Perché quello che sta succedendo al clima del nostro pianeta è un “impazzimento” graduale dovuto a fattori tutt’altro che casuali o che esulano dall’attività dell’uomo. Sono gli esperti ad allertarci sui rischi tangibili di quello che ormai sentiamo sempre più spesso chiamare come il riscaldamento globale. Il tempo a nostra disposizione è esiguo, tuonano gli studiosi: 12 anni al massimo prima che già dal 2030 l’innalzamento delle temperature flagelli economie, persone e ambiente.

Un anatema da scongiurare ma che nella percezione comune divide nettamente fasce di popolazioni e aeree geografiche, come rivela un sondaggio Bei e YouGov condotto in materia di cambiamento climatico. Gli italiani secondo i dati sono i più preoccupati rispetto ai cittadini di altri paesi Ue: il 37% a fronte di una media continentale del 24%. Come se la posizione geografica della penisola, e l’incidenza che il clima ha su di essa, rendessero il fenomeno più tangibile rispetto ai cugini europei. L’83% degli italiani ha riferito, durante l’indagine compiuta su 25.000 intervistati di diverse nazioni, di non sottovalutare il problema sul clima e gli effetti che produce sulla vita di ciascuno. Anche tra nord e sud europeo il fatto acquista diverse proporzioni, in quanto chi vive a settentrione non sarebbe secondo l’indagine così sensibile alla problematica climatica in atto.

Ma il dato forse più significativo è quello legato al fattore generazionale, e cioè l’emergere di una sensibilizzazione maggiore dei giovani alle attività umane connesse al ribaltamento climatico. In Italia il 69% di popolazione tra i 18 e 34 anni manifesta più preoccupazione rispetto alla metà (52%) degli over 65. E se in questo caso la sociologia ci aiuterebbe ad analizzarne anche gli aspetti psicologici, non è poi così difficile immaginare perché negli adulti di domani si acuisca quella sensazione di smarrimento e impotenza dovuta all’allarmante risvolto climatico in atto. Ci sono poi alcuni cittadini europei che sposano la linea del presidente americano Trump e negano l’esistenza del riscaldamento globale e degli effetti sul pianeta .

Si dovrà comunque aspettare la sessione COP24 in Polonia, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (dal 3 al 14 dicembre), per dibattere su posizioni e soluzioni condivise. Più in generale sarebbe opportuno avviare con scrupolo un percorso di conoscenza e sensibilizzazione dell’opinione pubblica verso un dilemma, quello climatico, che tocca da vicino le esistenze di tutti. Capire che il contributo dei cittadini e delle amministrazioni è fondamentale nella speranza di non assistere più in futuro a tragedie che potevano e dovevano essere evitate. Dalle case spazzate via dalla piena di un fiume che travolge vite e speranze, a intere aree geografiche messe in ginocchio da piogge anomali e devastanti.

Marita Langella

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *