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Boom in Italia per i prodotti biologici

Cresce nel mondo la voglia di bio e continua nella sua irrefrenabile corsa il business ad esso collegato: secondo stime del rapporto preconsuntivo Ismea sui consumi dei prodotti biologici, il valore delle vendite e' salito negli ultimi anni dell'8.5% a livello internazionale, per un giro d'affari di circa 31 miliardi di euro.

Cresce nel mondo la voglia di bio e continua nella sua irrefrenabile corsa il business ad esso collegato: secondo stime del rapporto preconsuntivo Ismea sui consumi dei prodotti biologici, il valore delle vendite e’ salito negli ultimi anni dell’8.5% a livello internazionale, per un giro d’affari di circa 31 miliardi di euro.

A trainare il settore sono quasi esclusivamente i Paesi a maggior disponibilita’ economica, che non potendo far fronte alla domanda con la produzione interna, ricorrono ad un crescente quantitativo di prodotto importato: leader indiscusso del mercato e’ l’Europa, che detiene il 52% della torta dei consumi, per un valore di circa 13-14 miliardi di euro. Puntando la lente proprio su questo mercato, emerge la posizione dell’Italia (2.4 miliardi di euro), seconda soltanto alla Germania (3.9 miliardi), e avanti rispetto a Gran Bretagna (2.3) e Francia (2.2) per giro d’affari complessivo. Il valore degli acquisti nel nostro Paese ha sfiorato i 320 milioni di euro, ma sono ancora pochi i prodotti su cui si concentra la spesa: al primo posto il latte fresco, seguito dalle uova, dallo yogurt e dagli ortorutticoli, che hanno fatto registrare quest’anno la crescita record del 25% nei consumi. Tra le novita’ da segnalare, l’aumento del consumo extradomestico, in particolare nei ristoranti e nei ‘fast food’ biologici e il calo di dolciumi, biscotti e snack (-2.5%). “Sono dati che devono far riflettere – ha commentato la Cia-Confederazione italiana agricoltori – e che assumono un valore particolare in un momento in cui si segna una battuta d’arresto per la spesa dei generi alimentari nel complesso. Inoltre e’ importante ricordare come nell’indagine manchino i dati dei punti vendita specializzati, che in Italia hanno un’ampia quota di mercato”. Per la Coldiretti l’aumento del bio evidenzi una maggiore richiesta di sicurezza alimentare da parte del consumatore, “sempre piu’ esigente e attento ad una spesa responsabile e sana”. Per la Cia “e’ significativo – a tal proposito – che ad aumentare siano soprattutto i prodotti di consumo quotidiano, al contrario dei dolciumi e degli snack”. Secondo Confagricoltura “il dato e’ estremamente positivo, anche se sarebbe opportuno che i consumi fossero orientati principalmente sul fresco e trasformato nazionale”. Se per i prossimi due-tre anni le previsioni continuano a segnare il segno piu’, rimangono infatti ancora alcuni problemi da superare: oltre alla forte asimmetria Nord-Sud (al Nord il 70% del mercato), si fa piu’ serrata proprio la concorrenza dei prodotti stranieri (+5% numero di importatori), mentre peggiora la redditivita’ aziendale sul fronte agricolo. “Il mondo agricolo a noi associato – ha commentato Confagricoltura – raccomanda, per i prodotti stranieri, la stessa serieta’ di controlli che viene richiesta per quelli italiani”. Coldiretti ha sottolineato come gli alimenti extra-nazionali non siano sempre all’altezza degli standard applicati per quelli italiani. Altro fronte caldo, la distribuzione e la strutturazione della filiera: per Coldiretti “bisogna ricordare come il valore della filiera alimentare del bio non sia distribuito in maniera equa: per un euro speso, solo il 19% va all’impresa agricola” mentre per la Cia “occorre lavorare per migliorare la rete distributiva”.

Susy Miraglia

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