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Boom di pesci nelle riserve marine

E' come se fra i pesci ci fosse un vero e proprio 'passaparola': quando si crea un nuovo parco marino bastano pochi anni e aree che prima erano prive di vita si ripopolano. Lo dimostrano due studi scientifici fatti su barriere coralline australiane e americane, con un recupero di fauna fino al 68% in due anni, ma anche le osservazioni degli esperti italiani sui parchi di casa nostra, tra cui la riserva marina siciliana del Plemmirio, a Siracusa, e di Portofino, in Liguria.

E’ come se fra i pesci ci fosse un vero e proprio ‘passaparola’: quando si crea un nuovo parco marino bastano pochi anni e aree che prima erano prive di vita si ripopolano. Lo dimostrano due studi scientifici fatti su barriere coralline australiane e americane, con un recupero di fauna fino al 68% in due anni, ma anche le osservazioni degli esperti italiani sui parchi di casa nostra, tra cui la riserva marina siciliana del Plemmirio, a Siracusa, e di Portofino, in Liguria.

  La conferma arriva anche da Enzo Maiorca, pluricampione del mondo di apnea e grande esperto del mare, cui si deve anche l’ immagine del ‘passaparola tra i pesci’: “Nell’area del Plemmirio, ad esempio, quando ci immergevamo non vedevamo neanche una pinna, mentre adesso si sentono le codate che le cernie danno sugli scogli – racconta Maiorca – e’ come se i pesci si passassero parola”.  In Italia ci sono, a oggi, 28 aree marine tutelate per oltre 200 mila ettari. “Il cosiddetto ‘effetto riserva’ vale anche per le aree italiane – afferma Vincenzo Incontro, direttore del Plemmirio – da noi abbiamo osservato un recupero iniziale del 400%, che si e’ stabilizzato intorno al 70% all’anno. Il ripopolamento riguarda tutte le specie ‘bandiera’, dalla cernia al sarago, e dati simili si riscontrano anche in tutte le altre aree protette”. Infatti uno studio di due anni condotto nell’area marina protetta di Portofino dai ricercatori dell’Istituto centrale per la ricerca applicata al mare (Icram) ha dimostrato la “buona salute” della fauna nelle zone sotto tutela. “All’inizio degli anni 2000 – afferma Leonardo Tunesi, dirigente di ricerca dell’ Icram – in quest’area non c’era neanche una cernia ora, solo con il censimento visivo fatto dai sub e dall’analisi del pescato si contano 240 esemplari. L’area protetta ha funzionato ma il ripopolamento e’ circoscritto e, da parte delle cernie, non c’e’ ancora una riconquista delle coste perche’, come fanno capolino al di fuori della riserva, vengono pescate”. Da qui, secondo Tunesi, la necessita’ di istituire una moratoria di pesca per questa specie, come in Francia. La cernia, infatti, spiega Tunesi, e’ importante perche’ svolge un ruolo di controllore per la piramide alimentare a livello costiero. Comunque le riserve marine costituiscono una “casa sicura” non solo per le cernie ma anche per saraghi e corvine. Il picco di concentrazione, ha dimostrato lo studio di Portofino, sostenuto dal ministero delle Politiche agricole, e’ in tutta l’area della riserva, anche nella zona dove sono ammesse attivita’ turistiche e di pesca controllata. Ai confini estremi c’e’ una caduta a zero di esemplari che poi si riavvistano a 1.500-3.000 metri di distanza dal parco. “In generale – sottolinea Tunesi – si puo’ dire che le riserve marine funzionano positivamente nel loro complesso per irradiare stock giovanili e adulti e per ripopolare specie commerciali e specie che attirano il turismo subacqueo”. Il ritorno delle specie marine, infatti, “dal punto di vista turistico sono una grande attrazione, per chi e’ un subacqueo ma anche per i turisti ‘normali’ – spiega Maiorca – che hanno la possibilita’ di vedere i fondali grazie alle barche con il fondo trasparente e di conoscere questo mondo. Spesso non si sa o non si crede che il pesce soffra. Io invece sono convinto che se il pesce avesse la possibilita’ di urlare come l’uomo il mare non sarebbe piu’ frequentabile”.  Positivi gli effetti dei parchi marini anche fuori dalle accque nazionali. Secondo uno studio pubblicato dalla rivista Current Biology, i ricercatori della James Cook University di Queensland, in Australia, hanno censito la trota dei coralli, la principale vittima della pesca, nel parco nazionale della Grande Barriera Corallina, un’area di piu’ di centomila chilometri quadrati istituita due anni fa, e che ne era quasi del tutto priva. Il risultato e’ stato che il recupero e’ andato dal 31 al 68 per cento. Risultati simili hanno ottenuto 38 ricercatori subacquei americani, che si sono immersi nell’area marina a largo delle isole Florida Keys nata nel 2001, effettuando in tutto piu’ di 1700 immersioni: i progressi dovrebbero aggirarsi almeno al 15%.

Barbara Lucianelli

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