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Boom della pedopornografia via web

Il mondo della pedopornografia in Internet cambia volto: accanto al fotografo e al cineoperatore senza scrupoli che adescano il ragazzino per realizzare il materiale da mettere in rete, accanto all'amante del genere che scarica, acquista, vende o scambia immagini proibite, un numero sempre maggiore di adolescenti, capaci di navigare in Internet, produce in proprio il materiale adoperando camere di ripresa o il telefono cellulare. Ne fanno fede i molti procedimenti giudiziari a carico di minori, aperti dalle procure italiane sulla base dei risultati delle indagini della polizia postale specializzata nei crimini informatici.

Il mondo della pedopornografia in Internet cambia volto: accanto al fotografo e al cineoperatore senza scrupoli che adescano il ragazzino per realizzare il materiale da mettere in rete, accanto all’amante del genere che scarica, acquista, vende o scambia immagini proibite, un numero sempre maggiore di adolescenti, capaci di navigare in Internet, produce in proprio il materiale adoperando camere di ripresa o il telefono cellulare. Ne fanno fede i molti procedimenti giudiziari a carico di minori, aperti dalle procure italiane sulla base dei risultati delle indagini della polizia postale specializzata nei crimini informatici.

Il fenomeno e’ stato rivelato da Giovanni Ziccardi, avvocato e docente di informatica giuridica alla facolta’ di Giurisprudenza dell’Universita’ degli Studi di Milano nel corso di un dibattito svoltosi a Milano sui crimini informatici (‘Dal phishing alla pedopornografia, tutte le insidie per gli utenti di Internet: rischi e percorsi di autodifesa’). Il convegno e’ stato organizzato dall’associazione nazionale tra le imprese di telecomunicazione. I fruitori finali del materiale sono stimati in Italia attorno a 40mila e impiegano mediamente un mese per convincere i ragazzi (adescati nelle chat per entrare nelle quali dichiarano di essere loro stessi adolescenti) a posare o farsi riprendere in cam, puntando sulla presunta liceita’, secondo natura, dell’ atto sessuale consumato tra giovani e adulti. Temendo la gogna mediatica, coloro che vengono scoperti e indagati preferiscono patteggiare la pena piuttosto che affrontare il pubblico dibattimento anche se sono innocenti: e’ terminato cosi’ il 90% dei procedimenti finora aperti. “Temono le conseguenze sociali che vengono dalla pubblicita’ del loro nome”, ha spiegato il cattedratico. A Cristiana De Paoli, coordinatrice dell’area minori e nuove tecnologie di ‘Save the children’, che auspicava un filtro per impedire ai minori di cadere nella rete dei pornografi, Ziccardi ha risposto che le imprese che offrono servizi via Internet non possono farsi carico dell’assenza dei genitori nel ruolo di educare i ragazzi per convincerli dei rischi che corrono navigando in Internet. Ha ricordato anche che gran parte delle immagini che sono in Internet sono prodotte nelle mura di casa e ha stigmatizzato il comportamento del tribunale di Aosta che ha equiparato il creatore di un blog (“che e’ uno strumento di democrazia”) al direttore di un giornale per le responsabilita’ che assume per quello che gli utenti vi scrivono. “Gli approcci liberticidi sono da respingere – ha concluso -: paghiamo in Italia la mancanza di un diritto penale informatico che invece c’e’ in altri Paesi. Il legislatore, che si e’ mostrato impaurito dalla tecnologia, ha agito dal ’92 per affrontare il problema della pirateria e per tutelare il diritto d’autore. Sono contrario al giustizialismo, alla caccia alle streghe, al moralismo liberticida di alcuni. La tecnologia e’ sinonimo di liberta’: non e’ ne’ innocente ne’ criminale, sono innocenti o criminali coloro che la adoperano”. In tema di crimini informatici e’ intervenuto un ufficiale della Gdf, il maggiore Mario Piccinni, del Gico di Cagliari. Piccinni ha detto che Roma e Milano sono al terzo e al quarto posto per numero di Pc infettati da virus (16mila al giorno). Al primo posto c’e’ Madrid. Ha aggiunto che anche la grande criminalita’ ha scoperto il phishing e la truffa in rete (grazie alla crittografia che garantisce l’anonimato), e ha rivelato che la stessa Gdf quasi ogni giorno e’ obiettivo di hacker, anche se nessuno finora e’ riuscito a violare il suo sistema informatico.

Barbara Lucianelli

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