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Aviaria, il virus in Occidente. Ma è sotto controllo

L'anno della conquista dell'Occidente, con la preoccupante colonizzazione di paesi poveri come Africa e Medioriente: per il virus dell'influenza aviaria e' stato questo il 2007, anno che segna tra l'altro un decennio di infezioni all'uomo, (nel 1997 H5N1 passo' per la prima volta all'uomo). E' quanto riferito da Ilaria Capua, responsabile del Centro di referenza nazionale Oie e Fao per l'influenza aviaria all'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie di Padova (Izsve), che ha aggiunto: “l'Europa ha adottato ottime strategie preventive e non ci sono pericoli per noi che possiamo tranquillamente consumare pollame, pero' siamo circondati, nel senso che quest'anno l'influenza aviaria e' diventata endemica (negli animali) in 10 paesi africani e in Medioriente. Inoltre proprio quest'anno in cui il quadro epidemiologico veterinario si e' complicato nel mondo, si e' parlato meno di aviaria”.

L’anno della conquista dell’Occidente, con la preoccupante colonizzazione di paesi poveri come Africa e Medioriente: per il virus dell’influenza aviaria e’ stato questo il 2007, anno che segna tra l’altro un decennio di infezioni all’uomo, (nel 1997 H5N1 passo’ per la prima volta all’uomo). E’ quanto riferito da Ilaria Capua, responsabile del Centro di referenza nazionale Oie e Fao per l’influenza aviaria all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie di Padova (Izsve), che ha aggiunto: “l’Europa ha adottato ottime strategie preventive e non ci sono pericoli per noi che possiamo tranquillamente consumare pollame, pero’ siamo circondati, nel senso che quest’anno l’influenza aviaria e’ diventata endemica (negli animali) in 10 paesi africani e in Medioriente. Inoltre proprio quest’anno in cui il quadro epidemiologico veterinario si e’ complicato nel mondo, si e’ parlato meno di aviaria”.

Ma la speranza per l’anno venturo e’ che, migliorando gli sforzi di contenimento del contagio tra animali, l’infezione si tenga sotto controllo, la preoccupazione maggiore riguarda quindi gli allevamenti, basti pensare che per un caso umano di aviaria vi e’ un milione di casi animali, ha detto la Capua. Secondo i dati di Epicentro dell’Istituto Superiore di Sanita’, il quadro in Europa rimane sotto controllo: nel 2007, (aggiornamento al 5 dicembre) sono risultati positivi 307 uccelli selvatici nella Ue; la stragrande maggioranza dei casi in Germania e in numero esiguo in Francia, Repubblica Ceca e Ungheria, quasi tutti segnalati tra la meta’ di giugno e l’inizio di agosto. E proprio in agosto il temuto virus ha fatto parlare di se’: uno studio del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, Usa, ha dimostrato un caso di trasmissione del virus H5N1 da uomo a uomo. Si tratta di un contagio avvenuto in Indonesia nel 2006: un bambino e’ risultato contagiato dalla zia trentasettenne e probabilmente a sua volta ha infettato il padre. Finora non si era ancora avuta la prova scientifica della trasmissione umana, sebbene ci siano stati alcuni casi considerati ‘quasi certi’, ma mai con la sicurezza data da questo studio diretto da Ira Longini e basato su un modello matematico. Nel 2007 si sono registrati casi umani in Cambogia, Cina, Egitto, Indonesia, Laos, Myanmar, Nigeria, Vietnam, in tutto 77 di cui 51 deceduti secondo dati dell’Organizzazione mondiale della sanita’ (OMS), aggiornati al 18 dicembre. A questi vanno aggiunti i casi certificati nei giorni scorsi di due giovani vittime in Egitto e Vietnam. E sembra proprio che H5N1 voglia chiudere l’anno da protagonista, infatti e’ di pochi giorni fa l’annuncio dell’OMS che in Pakistan si sarebbero verificati casi limitati di trasmissione interumana del virus H5N1 dell’influenza aviaria, anche se la malattia resta a trasmissione da animale a uomo, rassicurano dall’OMS, e solo raramente ed in modo molto limitato si diffonde direttamente da essere umano ad essere umano. C’e’ da star tranquilli: se in 10 anni H5N1 non ha fatto il salto per divenire facilmente trasmissibile tra persone, e’ ampiamente improbabile che riuscira’ a farlo, ha sottolineato la Capua precisando pero’ che per tenere bassa questa probabilita’ bisogna arginare l’epidemia tra animali. “Si guarda al 2008 – ha concluso Capua – sperando che siano potenziati gli interventi e le risorse da investire nel controllo del serbatoio virale nei paesi poveri, dove la gestione del problema non puo’ essere lasciata alle autorita’ locali e a interventi scoordinati”.

Barbara Lucianelli

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