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Martedì 9 giugno 2018, attesa la Sentenza di Cassazione su Franco Mastrogiovanni

A decidere, a distanza di quasi 9 anni dalla morte del maestro “più alto del mondo”, è chiamata la V° Sezione della Corte di Cassazione

VALLO DELLA LUCANIA – La gravità e il carattere odioso dei reati, l’importanza del processo e l’interesse mediatico suscitato anche all’estero, ci si aspettava maggiore solerzia, anche per evitare che uno dei casi più eclatanti di malasanità e malagiustizia, rischi di cadere in prescrizione, come spesso accade quando si toccano i “colletti bianchi”, legati agli interessi delle lobby che controllano le istituzioni.

Franco Mastrogiovanni era una persona pacifica, perfettamente sano nel corpo e nella mente. Non vi era alcuna ragione di sottoporlo a ricovero coatto, presso l’Ospedale di Vallo della Lucania, dove è stato lasciato cinicamente morire il 4/8/2009, dopo 3/4 giorni di ininterrotto supplizio.
Un caso che ha scosso le coscienze e che porta a riflettere su come vengono gestiti i pazienti e intese le professioni mediche e paramediche, da coloro che dimenticano troppo facilmente di avere rinnovato il giuramento di Ippocrate. Dopo due gradi di giudizio, in cui è stata affermata  la responsabilità penale di medici ed infermieri, la difesa dei 17 imputati, tra cui l’ex primario, Michele Di Genio, mira ora a fare retrocedere il processo in appello e alla derivante prescrizione, approfittando della ingiustificata lungaggine del procedimento e della mitezza delle pene inflitte, di natura meramente simbolica, tanto che è stata, persino, disposta la revoca dell’interdizione dai pubblici uffici, comminata ai medici in primo grado, nonostante la gravità dei reati.

Il processo, come si ricorderà, sebbene abbia presso avvio il 28/6/2010, con giudizio immediato, grazie all’ineccepibile lavoro del P.M. di Vallo della Lucania, dr. Rotondo, ha subito continui intralci, ritardi e tentativi di affossamento, come da noi prontamente denunciati insieme alle altre Associazioni costituite parte civile. Il nostro impegno è stato quello di monitorare il corretto svolgimento del processo, evitando le solite facili assoluzioni dei “baroni”, troppo spesso protetti dalla magistratura inquirente e giudicante, più propensa a perseguire chi denuncia i reati contro la pubblica amministrazione e i cittadini inermi, vittime di violenze e abusi di ogni ordine e specie, piuttosto che chi li commette, tra cui forze dell’ordine, pubblici ufficiali, professionisti, politici, magistrati, per i quali è di (mala) norma tenuta aperta la porta della prescrizione.

Enrico Flauto

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