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Ambiente, un mondo sempre più “videofilo”

Sempre piu' dediti a guardare l'orso Yoghi in televisione e sempre meno disposti ad andarlo a trovare dal vivo. E' impietosa l'analisi sulle attivita' all'aria aperta fatta da uno studio pubblicato dalla rivista Proceedings of the National Academy of Science (Pnas). Secondo i ricercatori dell'universita' dell'Illinois il numero di visitatori dei parchi a stelle e strisce, ma anche in generale di chi fa attivita' outdoor e' diminuito di un quarto in vent'anni, e la stessa tendenza e' in atto anche nel resto del mondo.

Sempre piu’ dediti a guardare l’orso Yoghi in televisione e sempre meno disposti ad andarlo a trovare dal vivo. E’ impietosa l’analisi sulle attivita’ all’aria aperta fatta da uno studio pubblicato dalla rivista Proceedings of the National Academy of Science (Pnas). Secondo i ricercatori dell’universita’ dell’Illinois il numero di visitatori dei parchi a stelle e strisce, ma anche in generale di chi fa attivita’ outdoor e’ diminuito di un quarto in vent’anni, e la stessa tendenza e’ in atto anche nel resto del mondo.

“C’e’ un progressivo allontanamento dalla natura, qui negli Usa ma forse anche nel resto del mondo – spiega Oliver Pergams, uno degli autori – rimpiazzare le attivita’ all’aria aperta con una sedentaria ‘videofilia’ avra’ conseguenze importanti sia sulla salute delle persone che sulla conservazione degli ecosistemi”. I ricercatori hanno esaminato i dati degli ingressi nei parchi americani, insieme alla richiesta di licenze per caccia e pesca e al volume d’affari dei campeggi negli ultimi 70 anni. Il risultato e’ stato che dopo un picco di presenze alla fine degli anni ’80, negli ultimi vent’anni si e’ perso circa l’1% l’anno, per un declino totale intorno al 25%. Dati simili sono stati trovati per il Giappone e per la Spagna, nonostante siano due paesi dove occorre viaggiare molto meno per raggiungere i parchi. Secondo lo studio a sostituire le visite sono tutte le forme di ‘intrattenimento elettronico’, come tv, internet e videogiochi. Una volta tanto l’Italia sembra essere in controtendenza:”Da noi la situazione e’ esattamente al rovescio – afferma Luigi Bertone, direttore di Federparchi – con un aumento del 10% dei visitatori negli ultimi anni, dovuto sia a stranieri che visitano quelli principali sia agli italiani che stanno scoprendo quelli piu’ piccoli”. Una ragione per questa differenza potrebbe essere trovata nel fatto che in buona parte le aree protette da noi sono molto piu’ recenti:”E’ difficile dare una spiegazione in questi termini – sottolinea Bertone – ma e’ vero che a parte i quattro piu’ grandi gli altri parchi italiani risalgono agli anni ’70 se non addirittura ai ’90. C’e’ da dire che il nostro concetto di parco e’ diverso da quello americano: da noi hanno piu’ successo quelli che hanno anche altre attrattive oltre a quelle naturalistiche, di tipo religioso, culturale o gastronomico”. Potrebbe essere proprio l’esempio italiano a ‘salvare’ i parchi Usa secondo l’esperto:”Recentemente negli Stati Uniti e’ iniziato un tentativo di rilanciare l’attivita’ delle aree naturalistiche legandola ad aspetti storici, come la guerra civile o i pellerossa, un po’ come abbiamo sempre fatto da noi”.

Susy Miraglia

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