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Alcol, musica ad alto volume spinge a bere di più

Se vi state preparando al caldo week end estivo e nei vostri piani c'e' la spiaggia fino a sera poi l'aperitivo con sottofondo musicale, ecco un'informazione di cui tener conto: la musica alta dei locali induce a bere piu' alcol e a consumarlo piu' in fretta. Lo rivela uno studio su 40 giovani condotto a loro insaputa in alcuni locali dall'equipe di Nicolas Gueguen dell'Universite' de Bretagne-Sud in Francia. La ricerca sara' pubblicata sulla rivista Alcoholism: Clinical and Experimental Research.

Se vi state preparando al caldo week end estivo e nei vostri piani c’e’ la spiaggia fino a sera poi l’aperitivo con sottofondo musicale, ecco un’informazione di cui tener conto: la musica alta dei locali induce a bere piu’ alcol e a consumarlo piu’ in fretta. Lo rivela uno studio su 40 giovani condotto a loro insaputa in alcuni locali dall’equipe di Nicolas Gueguen dell’Universite’ de Bretagne-Sud in Francia. La ricerca sara’ pubblicata sulla rivista Alcoholism: Clinical and Experimental Research.

“La musica – commenta Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol e del Centro collaboratore dell’Oms per la ricerca e la promozione della salute su alcol presso l’Istituto Superiore di Sanita’ (ISS) – crea uno stato di eccitazione tale da indurre i giovani a comportamenti piu’ pericolosi come consumare alcol in eccesso”, e l’alcol insieme ai decibel delle discoteche rafforzano il loro effetto reciprocamente. Il consumo di alcol tra giovani e giovanissimi e’ un problema non da poco in Italia: secondo i dati della relazione del Ministero della Salute al Parlamento sui consumi di bevande alcoliche risulta che ben il 20% dei teenager tra 11 e 15 anni (fascia d’eta’ cui non e’ consentita la vendita di alcolici) consuma alcol, cioe’ circa 700 mila ragazzini, tutti a rischio perche’ sotto i 16 anni l’organismo non ha ancora sviluppato il sistema enzimatico di metabolizzazione dell’alcol che quindi arriva ‘diretto’ al cervello. Tra i 16 e i 18 anni, aggiunge Scafato, il numero di ragazzi che dichiara di consumare alcolici sale al 60%, il 17% di loro adotta comportamenti a rischio come il binge-drinking. Addirittura poi a bere e’ il 70% dei giovani tra i 18 e i 19 anni, piu’ della media generale dei consumatori di tutte le eta’ in Italia. Gia’ in passato alcuni studi avevano associato la musica al consumo di alcol, per esempio era emerso che brani molto veloci inducono a bere piu’ in fretta e che la musica induce a rimanere piu’ a lungo al bar. In questa indagine gli esperti hanno verificato il ‘potere persuasivo’ della musica alta, immancabile nei locali notturni e gia’ piu’ volte messa sul banco degli imputati per i suoi effetti deleteri sull’udito e anche sull’attenzione, che puo’ influire anche una volta usciti dal locale quando ci si mette alla guida. Cosi’ gli esperti hanno osservato giovani dai 18 ai 25 ani in tre locali, sempre a loro insaputa e, d’accordo con i gestori dei bar, modificato il volume della musica da 72 (normale) a 88 decibel (alto). E’ emerso chiaramente che la musica alta spinge a bere di piu’ e piu’ in fretta i giovani. Due le ipotesi formulate da Gueguen: “e’ possibile che la musica alta aumenti la soglia di eccitazione portando cosi’ a bere piu’ in fretta e un maggior numero di drink. Oppure ostacolando le conversazioni e quindi l’interazione sociale nel bar, la musica alta potrebbe indurre a parlare meno e bere di piu”’. La musica, sottolinea l’esperto ISS, viene accompagnata da luci e altri effetti che aumentano la sensazione di stordimento cercata dai giovani nei locali, invogliandoli a bere allo scopo di lasciarsi andare sempre piu’ e disinibirsi. Non c’e’ dubbio, conclude Scafato, che la musica abbia un effetto di trascinamento che porta a bere: piu’ e’ alta, piu’ funziona perche’ crea eccitazione che abbassa la soglia di attenzione e spinge a comportamenti a rischio come il binge-drinking. Questo studio da’ un motivo in piu’, dunque, per fissare dei limiti ai decibel ‘sparati’ nei locali.

 

Barbara Lucianelli

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