Esplode camera iperbarica, morta italiana in Florida
2 maggio 2009
Fiat: ok a spin-off settore auto per unirsi con General Motors Europe
4 maggio 2009
Mostra tutto

A Venezia pubblicità sexy su chiesa

Dalla cupola della chiesa di San Simeon spuntano due gambe all’aria sbarazzine, inguainate in un collant velatissimo. E’ l’immagine che si trovano davanti quanti giungono a Venezia in treno, scendendo alla stazione ferroviaria di Santa Lucia. La chiesa, posta sull’altra riva del Canal Grande e la cui sommita’ ricorda da vicino il Pantheon romano, è diventata l’ultima pietra dello scandalo in laguna. A tuonare contro la pubblicita’ che copre la facciata dell’edificio, dove ogni domenica viene celebrata una messa preconciliare in latino, è mons. Antonio Meneguolo, a nome del Patriarcato.

Dalla cupola della chiesa di San Simeon spuntano due gambe all’aria sbarazzine, inguainate in un collant velatissimo. E’ l’immagine che si trovano davanti quanti giungono a Venezia in treno, scendendo alla stazione ferroviaria di Santa Lucia. La chiesa, posta sull’altra riva del Canal Grande e la cui sommita’ ricorda da vicino il Pantheon romano, è diventata l’ultima pietra dello scandalo in laguna. A tuonare contro la pubblicita’ che copre la facciata dell’edificio, dove ogni domenica viene celebrata una messa preconciliare in latino, è mons. Antonio Meneguolo, a nome del Patriarcato.

”Cercar soldi con la pubblicita’ è squallido” accusa il prelato. E rincara la dose, parlando “di un vero e proprio scandalo”: “quella megapubblicita’ – sostiene – è mostruosa e immorale. Il danno morale da noi subito è grave”. Dichiarazioni di fuoco che non sono piaciute alla Soprintendente per i beni architettonici di Venezia, Renata Codello, che, pur precisando di non aver autorizzato l’installazione del mega cartellone, respinge al mittente ogni accusa. Nel ricordare alla Curia veneziana la continua difficolta’ a reperire fondi da destinare al restauro degli edifici d’arte, compresi quelli sacri, Codello ribatte al delegato diocesano “di non potersi permettere di criticare cosi’ l’operato di un ente pubblico”. “La cosa scandalosa è che non siamo noi a voler la pubblicita’ – puntualizza la Soprintendente – . Ben vengano comunque le sponsorizzazioni, unico mezzo che ci permette di restaurare gli edifici”. Codello si dice pronta a togliere qualunque pubblicita’, a patto che la Diocesi “metta a disposizione fondi propri” per il restauro della chiesa, primo esempio in citta’ di edificio sacro di struttura circolare. “Di certo – aggiunge sarcastica Codello – non potevamo abbandonare a se stessa San Simeon Piccolo, lasciata proprio dalla Curia transennata per anni con una facciata che veniva giu’ a pezzi. La’ il Patriarcato non ha tirato fuori un euro”. Unico effetto, per ora, delle esternazioni di mons. Meneguolo è la multa di cinquanta euro che sara’ affibbiata dal Comune all’azienda responsabile, per non aver tolto il cartellone pubblicitario entro il 31 marzo, data di scadenza del contratto. L’azienda che dovra’ pagare di tasca propria anche la rimozione della mega immagine (pari a qualche migliaio di euro) dalla chiesa, che sara’ effettuata dall’amministrazione comunale – promette il comandante della Polizia municipale, Marco Agostini – entro il 15 maggio prossimo.

Daniele Romano

Comments are closed.