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A Palermo nuovi murales su Messina Denaro

Dopo essere apparsa sul muro della Cattedrale di Palermo, l'immagine del boss trapanese Matteo Messina Denaro, ultimo padrino di Cosa nostra ancora latitante, questa mattina ha colorato la facciata di un palazzo attiguo alla sede della facolta' di Giurisprudenza. La mano dell'ignoto autore dei due murales, che si ispirano chiaramente alla pop art di Andy Warhol e che predilige le tinte giallo e rosso, sembra la stessa. Ma di piu' gli investigatori non sanno dire.

Dopo essere apparsa sul muro della Cattedrale di Palermo, l’immagine del boss trapanese Matteo Messina Denaro, ultimo padrino di Cosa nostra ancora latitante, questa mattina ha colorato la facciata di un palazzo attiguo alla sede della facolta’ di Giurisprudenza. La mano dell’ignoto autore dei due murales, che si ispirano chiaramente alla pop art di Andy Warhol e che predilige le tinte giallo e rosso, sembra la stessa. Ma di piu’ gli investigatori non sanno dire.

La Mobile del capoluogo sta svolgendo accertamenti per risalire all’artista: gli investigatori ritengono, infatti, che i due graffiti siano opera di un abile disegnatore. Sul movente del gesto, invece, ancora nessuna ipotesi precisa. E mentre a Palermo ci si interroga sulla vicenda, anche a Castelvetrano, paese natale del capomafia che secondo i magistrati avrebbe preso la guida di Cosa nostra, dopo la cattura del boss corleonese Bernardo Provenzano, l’immagine del latitante e’ spuntata su una delle facciate dei nuovi uffici comunali del paese. In comune con i graffiti palermitani, pero’, ci sarebbero solo le lettere F/A., che potrebbero essere le iniziali dell’autore, e il simbolo del dollaro. Il disegno scoperto nel borgo nativo di Messina Denaro, infatti, e’ in bianco e nero ed e’ stato realizzato con della vernice. Turisti e cittadini hanno avuto poco tempo per ammirare i murales. A Palermo, i carabinieri, e a Castelvetrano, i vigili urbani, si sono affrettati a ricoprire i graffiti. E se ambienti del palazzo di giustizia palermitano lanciano l’allarme, sostenendo che ci sia il rischio che episodi simili spingano i giovani a considerare il capomafia un idolo, la polizia vede dietro al gesto un tentativo da parte di un cittadino, probabilmente un artista da strada, di incitare le forze dell’ordine a catturare l’ultimo padrino di Cosa nostra ancora libero. Preoccupato il giudizio dei politici che hanno commentato la vicenda. “La verita’ e’ che si sta mitizzando il volto di un latitante mafioso dalle mani grondanti di sangue mostrandone l’effigie di fronte a tante famiglie che ancora piangono i loro morti”, dice Carlo Vizzini, senatore del Pdl rappresentante speciale Osce contro le mafie transnazionali; mentre il segretario regionale del Mpa, Lino Leanza, invita a non sottovalutare il gesto. “Si sentira’ molto parlare di me”, aveva annunciato certamente inconsapevole del ‘fenomeno graffiti’ il capomafia in una lettera scritta nel 2005 al politico trapanese Antonio Vaccarino. “Ci sono ancora pagine della mia storia che si devono scrivere – aggiungeva il boss, che ieri ha compiuto 46 anni – Non saranno questi ‘buoni’ e ‘integerrimi’ della nostra epoca, in preda a fanatismo messianico, che riusciranno a fermare le idee di un uomo come me. Questo e’ un assioma”.

Susy Miraglia

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