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A Biella sequestro con lieto fine

Si era rifugiato in Liguria, con la donna che dodici ore prima aveva sequestrato in fabbrica a Biella. Enrico Merendino, artigiano edile di 43 anni, e' stato rintracciato nel pomeriggio, dai carabinieri, in una cabina telefonica sul lungomare di Andora (Savona): stava telefonando alla madre. Poco distante c'era anche lei, la sua ex convivente Simona Capacci, quarantenne: spaventata, ma in buona salute.

Si era rifugiato in Liguria, con la donna che dodici ore prima aveva sequestrato in fabbrica a Biella. Enrico Merendino, artigiano edile di 43 anni, e’ stato rintracciato nel pomeriggio, dai carabinieri, in una cabina telefonica sul lungomare di Andora (Savona): stava telefonando alla madre. Poco distante c’era anche lei, la sua ex convivente Simona Capacci, quarantenne: spaventata, ma in buona salute.

Si e’ cosi’ conclusa felicemente la vicenda che ha tenuto per tutto il giorno con il fiato sospeso famiglia, amici e colleghi della donna, operaia all’azienda tessile Cerruti, ma anche i familiari e i conoscenti dell’uomo, evaso dagli arresti domiciliari. Una storia cominciata due mesi fa quando si e’ incrinata la tormentata relazione di un uomo e una donna entrambi con due matrimoni alle spalle e con figli. Merendino, con indosso una tuta, oggi e’ riuscito ad intrufolarsi nell’azienda, confondendosi con gli altri operai del turno del mattino. E’ entrato nel reparto di orditura e, con un coltello in mano, ha costretto la donna a seguirlo fuori dalla fabbrica.  La coppia sarebbe stata poi vista nella boscaglia vicina alla fabbrica e da li’ sono partite le ricerche delle forze dell’ordine, con l’aiuto di cani addestrati e con l’utilizzo di un elicottero. Dell’artigiano e della sua vittima non era stata trovata traccia, se non il coltello ritrovato, senza tracce di sangue, poco distante dallo stabilimento tessile.  La caccia all’uomo allora si e’ estesa ad altre province, anche in Valle d’Aosta e in Liguria, dove si e’ poi avuto l’epilogo. L’uomo – si e’ scoperto poi – era fuggito con la sua ex convivente sulla Riviera ligure a bordo di una Ford Ka rubata a Tollegno (Biella). Giunto ad Andora, Merendino ha telefonato da alcune cabine telefoniche ai familiari e si e’ tradito. I carabinieri hanno individuato da dove partivano le chiamate. La vicenda di Merendino e di Simona Capacci era esplosa tra la fine di ottobre e la fine di novembre, quando la donna ha denunciato il muratore, raccontando ai carabinieri di essere riuscita a fuggire da una casa dove l’uomo l’aveva tenuta sequestrata per due giorni, insultata e picchiata. La donna aveva avuto una prognosi di 40 giorni per una ferita ad un orecchio, l’uomo era stato arrestato per sequestro di persona, lesioni, minacce aggravate e continuate. Aveva ottenuto gli arresti domiciliari, dai quali e’ evaso una prima volta a meta’ novembre, spiegando che l’aveva fatto per recarsi nel suo cantiere di lavoro.Tornato in carcere, aveva ottenuto nuovamente gli arresti domiciliari, trasferendosi a casa di una sorella. Oggi la nuova violazione. L’avvocato Anna Ronfani, alla quale l’operaia si era rivolta raccontando il suo caso, ha rivolto oggi un appello all’uomo, invitandolo a fermarsi. Adesso Merendino avra’ un nuovo lungo capitolo da spiegare agli inquirenti. “Questa violenza sulle donne – dice Lella Menzio, presidente del Telefono rosa di Torino a cui la donna si era rivolta – non e’ piu’ un fatto straordinario purtroppo, ma di cronaca ordinaria. Non basta piu’ che se ne occupi il volontariato,sarebbe soprattutto ora che se ne facciano carico gli uomini, a cominciare dai politici e dagli intellettuali”.

 

Susy Miraglia

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