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Ergastolo ostativo: per la Consulta è incostituzionale

La Consulta ha stabilito che l’ergastolo ostativo è incompatibile con gli articoli 3 e 27 della Costituzione e con l’articolo 3 della Dichiarazione universale dei diritti umani. Occorre un intervento legislativo e il Parlamento ha un anno di tempo per  inventare un “ergastolo” che non contempli il concetto “fine pena mai”.

Vediamo di cosa parliamo.

Ergastolo ostativo

Previsto dall’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario,  prescrive il particolare tipo di regime penitenziario che esclude dall’applicabilità dei benefici penitenziari (liberazione condizionale, lavoro all’esterno, permessi premio, semilibertà) gli autori di reati particolarmente riprovevoli quali i delitti di criminalità organizzata, terrorismo, eversione, individuati al comma 1 di tale norma, a meno che il soggetto condannato non collabori con la giustizia. La pena, quindi, nel caso di mancata collaborazione, viene scontata interamente in carcere.

Il principio “fine pena mai” prende in massima considerazione la pericolosità sociale del detenuto in conseguenza della tipologia e gravità del reato commesso, sottraendo al giudice il potere di valutare caso per caso l’accesso ai benefici penitenziari.

Articolo 3 Costituzione

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Articolo 27 Costituzione

“La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra”.

Articolo 3 Dichiarazione universale diritti umani

“Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona”.

COSA HA DECISO LA CONSULTA

I giudici hanno rilevato che la “vigente disciplina del cosiddetto ergastolo ostativo preclude in modo assoluto, a chi non abbia utilmente collaborato con la giustizia, la possibilità di accedere al procedimento per chiedere la liberazione condizionale, anche quando il suo ravvedimento risulti sicuro”. 

In poche parole s’intende snaturare la ratio dell’ergastolo ostativo che, sottraendo al giudice la possibilità di intervenire caso per caso sulla concessione dei benefici carcerari, mette al riparo il Paese dalla presenza di soggetti per i quali la lingua italiana non ha ancora coniato aggettivi idonei a descriverne la pericolosità. Ciò premesso, i giudici della Consulta, bontà loro, si sono resi conto che “l’accoglimento immediato delle questioni rischierebbe di inserirsi in modo inadeguato nell’attuale sistema di contrasto alla criminalità organizzata”. Tradotto in italiano: “consentirebbe a molti detenuti di cui sopra (quelli per i quali non esistono aggettivi) di accedere subito ai benefici carcerari, con tutto quel che ne conseguirebbe, cosa facilmente intuibile”. La palla, quindi, passa al Parlamento, che deve modificare la norma entro maggio 2022.

REAZIONI POLITICHE E SOCIALI

L’ergastolo ostativo fu introdotto dopo le tragiche morti dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e si è rivelato un efficace strumento di contrasto alla mafia grazie ai tanti pentiti  che, pur di evitare il carcere a vita, hanno deciso di collaborare con la giustizia, spezzando ogni legame con l’ingombrante passato.

In Parlamento, pertanto, le reazioni dei politici riflettono gli umori e le sensibilità dei rispettivi elettorati.

Ferma opposizione alle decisioni della Consulta sono pervenute dal Movimento 5Stelle, dalla Lega e da Fratelli d’Italia. Ambiguo ma tendente al compiacimento l’atteggiamento del PD, come ben si evince dalle dichiarazioni di Andrea Bazoli, capogruppo in commissione Giustizia alla Camera: “Occorrerà leggere con attenzione l’ordinanza della Corte, e poi rapidamente intervenire in modo puntuale, chirurgico e calibrato, per rendere la speciale disciplina dell’ergastolo applicabile agli appartenenti alla criminalità organizzata coerente con i principi costituzionali richiamati dalla Corte”; tradotto in italiano: se la Costituzione dice che la dignità sociale di un cittadino probo e onesto vale quanto quella degli assassini di Falcone e Borsellino ne dobbiamo prendere atto e regolarci di conseguenza.

Molto duro il commento di Stefano Paoloni,  segretario generale del Sap (Sindacato Autonomo di Polizia: “É gravissimo solo pensare che criminali che si siano resi responsabili di reati gravi legati a fenomeni mafiosi o terroristici nazionali ed internazionali, non essendosi pentiti e non collaborando dunque con la giustizia, possano beneficiare di alcuni benefici, tenuto conto della loro assoluta pericolosità sociale. É ingiusto che tali soggetti possano beneficiare di prerogative quali semilibertà, permessi per lavoro esterno o addirittura permessi premio. Sottolineo che tali criminali potrebbero ritrovarsi in semilibertà e magari incontrare quelle stesse persone delle quali sono stati i carnefici. Questo sarebbe oltremodo obbrobrioso”.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Ciascuno si faccia delle domande e si dia una risposta. L’autore di questo articolo si astiene per non incorrere nella violazione dell’articolo 290 del Codice Penale, concedendosi una semplice osservazione, rivolta soprattutto ai giuristi, sull’articolo 3 della Dichiarazione universale dei diritti umani, ritenuta “violata” dall’attuale normativa. Se ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona, come si concilia questo assunto con la messa in libertà di soggetti che costituiscono una palese minaccia per la vita, la libertà e la sicurezza di ciascuno?

Lino Lavorgna

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