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Emergenza umanitaria e ONG: che cosa c’è da sapere

“Spesso nel giudicare una cosa ci lasciamo trascinare più dall’opinione che non dalla vera sostanza della cosa stessa”, affermava già Seneca nel I secolo a.C. Da allora nel corso di molti secoli vale ancora la massima del filosofo, oggi più che mai nel mondo della velocità della comunicazione, dei fiumi di parole che fomentano allarmi social sostenuti da migliaia di fake news.

E come Roberto Saviano scriveva in un articolo del 2017, “per capire bisogna prendersi del tempo. Per capire bisogna leggere le fonti e verificarle”. Il dibattito degli ultimi anni ruota intorno ai temi dell’immigrazione, dell’emergenza umanitaria, con una dialettica che ne consegue spesso strumentalizzata e sacrificata per fini politici da più parti.

Concetti come immigrante, clandestinità, traffico di esseri umani, si rincorrono sul filo della disinformazione e della frammentarietà dei fatti. C’è un acronimo impossibile da non menzionare quando si entra nel dibattito, ed è quello delle ONG, che navigano per vocazione in acque difficili. Bisogna allora partire dai dati per analizzare con oggettività un fenomeno.

Le tre lettere stanno per Organizzazioni Non Governative, associazioni private  e senza fini di lucro che in ambito di cooperazione internazionale promuovono azioni di interesse generale in campo umanitario, religioso e politico, in aree povere del mondo. Dall’ottobre 2013, anno della tragedia del peschereccio naufragato al largo di Lampedusa con 368 immigrati a bordo, le ONG hanno fiancheggiato Italia e UE nell’emergenza profughi nel Mediterraneo per le cosiddette SAR, operazioni di ricerca e soccorso.

Nel 2016 le dieci organizzazioni che operano nel Mare nostrum hanno salvato 46.796 vite umane, secondo il rispetto di un principio ineludibile in ambito di diritto internazionale, e cioè l’ obbligatorietà del soccorso e la conduzione di chi si trova in pericolo di vita in un luogo sicuro. Eppure attività di garanzia dei diritti umani, assistenza, cura e solidarietà non sono bastate a preservare le ONG dall’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nelle acque libiche, di collaborazione con gli scafisti che trasportano i migranti e di scarsa collaborazione con le autorità di polizia.

Critiche mosse prima da Frontex, l’Agenzia Europea per il Controllo delle Frontiere Esterne, a cui si sono aggiunte quelle dell’ammiraglio Enrico Credendino nel 2017. Secondo l’alto ufficiale italiano le ONG lavorano spesso al limite delle acque libiche di sera con grossi proiettori che sono un richiamo per le imbarcazioni irregolari. Per queste ragioni la Commissione Difesa del Senato aveva aperto nella primavera dello stesso anno un’indagine conoscitiva, che ha di fatto solo confermato l’importanza dell’operato delle organizzazioni non governative in mare.

E mentre da allora è stato varato un Codice di condotta per le ONG che chiede il rispetto di parametri di trasparenza nella gestione delle operazioni, il Senato ha da poco approvato la modifica dei decreti sicurezza voluti dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. Reintroduzione dei permessi di soggiorno per ragioni umanitarie e riduzione delle multe alle ONG impegnate nelle operazioni SAR, sono state la risposta ai provvedimenti restrittivi del 2018 del leader della Lega, che proprio in questi giorni deve difendersi dall’accusa di sequestro di persona nel caso della ONG Open Arms.

Nello stesso bunker palermitano dove si è svolto il maxi processo a Cosa Nostra, oggi a costituirsi sono 18 parti civili, tra associazioni, migranti e la stessa Open Arms. Solo la magistratura accerterà il reato contestatogli di aver tenuto in ostaggio 147 persone tra cui minori per sei giorni nell’agosto 2019, aggravato dall’essere commesso da un pubblico ufficiale.

Marita Langella

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