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Diritti LGBTQ: Europa a che punto siamo?

Un nuovo report dell’Unione Europea sull’indice di gradimento dei temi LGBTQ nel territorio comunitario è recentemente stato pubblicato.

Superficialmente si può leggere un miglioramento nel trend sulla totalità degli Stati membri. In realtà, a occhio, la situazione nazione per nazione sembra essere sempre più variegata, con l’Italia che si posiziona nelle ultime posizioni della graduatoria.

Solo il 68% degli italiani, contro il 98% della Svezia e l’88% della Germania, sarebbe favorevole ad equalizzare i diritti per la comunità LGBTQ. Il nostro paese precede unicamente la schiera di stati dell’est, con governi sovranisti come l’Ungheria di Viktor Orban, oppure, la Polonia conservatrice (rispettivamente 48% e 49%).

In occasione dei campionati di calcio europei, il portiere della nazionale tedesca Manuel Neuer ha indossato una fascia arcobaleno, mentre l’Allianz Arena di Monaco di Baviera ha preparato luci arcobaleno nell’impianto che ospiterà il match Germania-Ungheria.

Cosa c’entra la nazionale ungherese in questo discorso?

Martedì il Parlamento ha approvato una legge che paragona l’omosessualità alla pedofilia e che vieterà alle istituzioni scolastiche di parlare di temi legati all’omosessualità in qualsiasi contesto.

Nella giornata antecedente alle votazioni, più di 5mila persone si erano riunite davanti al Parlamento a Budapest per chiedere al governo di non approvare la legge.

La piazza sosteneva che tale mossa politica di ultradestra avrebbe limitato ulteriormente i diritti della comunità LGBT+, all’interno di un paese già altamente intollerante verso tematiche del genere.

La legge, nonostante le polemiche, è passata senza problemi con 152 voti favorevoli su 199. Quasi un plebiscito.

Dopo una lucida analisi sul fenomeno ungherese, quanto l’Italia deve sentirsi in dovere di migliorare in tema diritti LGTBQ e quanto gli spettri dell’est Europa nazionalista dovrebbero mettere timore nelle istituzioni italiane?

E quanto ancora c’è da fare per l’UE al fine di unificare, almeno in termini di percentuali, l’orientamento dell’opinione pubblica dei vari stati?

Siamo ancora all’inizio di una nuova battaglia, nel frattempo questi dati parlano chiaro.

Matteo Giacca

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