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Dario Formicola: “Whirlpool come emblema della crisi dopo-coronavirus”

 

Parla un lavoratore dello stabilimento Whirlpool di Napoli. Recentemente è stato ospite a distanza della trasmissione “Propaganda Live” di Diego Bianchi

Durante il lavoro in catena di montaggio si è laureato in “Beni Culturali”

 

NAPOLI – Dario Formicola, lavoratore dello stabilimento Whirlpool di Napoli, si è reso disponibile per un’intervista in videocall. “Sostanzialmente il caso Whirlpool inizia nel lontano 25 ottobre 2018. La multinazionale stipulò un accordo che prevedeva un investimento di 17 milioni di euro per produrre una nuova lavatrice. A mano a mano che passava il tempo l’investimento non partiva, poco dopo ci comunicarono la chiusura dello stabilimento prevista per il 31 maggio 2019. All’epoca c’era Luigi Di Maio era ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico nel primo governo Conte, poi la ‘patata bollente’ è passata all’onorevole Patuanelli.

Qual è la situazione attuale?

Il ministro Patuanelli si è presentato al tavolo con Invitalia. Si è parlato di un’ipotetica società svizzera, la PRS, che si occupa di impianti refrigeranti, con due dipendenti ed un capitale sociale di circa 200.000€.

Che ambiente politico c’è all’interno della Whirlpool?

La maggior parte dei lavoratori sono elettori del Movimento 5 Stelle, soprattutto all’inizio della protesta.

Lo scorso 18 febbraio Mattia Santori, leader delle Sardine, è stato accolto da circa una trentina di lavoratori.

Personalmente mi ha fatto molto piacere la sua visita, nelle nostre condizioni serve soprattutto visibilità, la stessa visibilità conquistata dal grandissimo impegno dei lavoratori, anche con svariate iniziative.

Inoltre c’è la questione del mancato rispetto dell’accordo datato ottobre 2018 da parte dell’azienda definendo il punto di rottura con la decisione di chiudere i battenti.

Che aria tira ora tra voi lavoratori in piena epidemia e soprattutto per ciò che riguarderà il dopo-Coronavirus?

Al momento la Whirlpool ha ribadito la chiusura per il 31 ottobre 2020. Mi viene in mente una vignetta fatta da uno dei nostri lavoratori che recita questo: ‘Tra incudine e martello ci sono i lavoratori’, tra la vertenza e l’emergenza sanitaria ci siamo noi.

C’è stata nei giorni passati una discussione sui pro e contro della chiusura effettiva della Whirlpool per Covid-19. Sostanzialmente sono pienamente d’accordo con questa scelta poiché le mascherine non sarebbero state obbligatorie, la distanza di un metro sarebbe diventata complicata da mantenere, poi tra di noi alcuni avevano paura di perdere il posto successivamente all’emergenza, ma comunque dopo il 31 Ottobre è prevista la chiusura della fabbrica.

Anche se avvenisse una riconversione, i rischi di perdere lavoro per ogni singolo dipendente Whirlpool sarebbero davvero molto alti, basti pensare alla scandalosa storia della Whirlpool di Amiens in Francia dove il numero degli operai fu ridotto ai minimi termini.

Ci sono famiglie all’interno di questa comunità, persone che magari hanno i propri figli all’università, chi deve pagare mutui o affitti, molte coppie lavorano alla Whirlpool ed in quel caso la perdita del posto di lavoro sarebbe ancora più devastante per un nucleo familiare”.

Dario vorrei che mi lasciassi con una riflessione su un’imminente crisi economica per il nostro paese. Sarà uguale o anche superiore a quella del dopoguerra?

Da un punto di vista politico il governo è presente, dà aiuti e non mi sta dispiacendo. La crisi economica sarà terribile, anche quando tutto riaprirà la gente non andrà ad esempio da un barbiere sin da subito, i ristoranti e i bar dovranno dimezzare i coperti e resterà vigile il timore di creare assembramenti da parte dei cittadini.

Non penso sarà superiore del dopoguerra, ma di sicuro la raggiungerà e la Whirlpool potrebbe essere emblema di questo periodo”.

La Whirlpool Corporation (in precedenza Upton Machine Company) è un’azienda multinazionale statunitense produttrice di elettrodomestici. Inserita nella lista Fortune 500, è quotata in Borsa al New York Stock Exchange.

Se il 31 Ottobre 2020 dovesse chiudere il suo stabilimento di Napoli, molte persone potrebbero ritrovarsi senza più un lavoro.

Matteo Giacca

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