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Dalla grande crisi al Papa: un decennio da ricordare

Se si volesse utilizzare una parola che racchiudesse gli ultimi 10 anni del XXI secolo che volgono al termine, quella che più li caratterizzerebbe forse è l’incertezza. Nel nostro tempo in cui ciò che è universale condiziona il particolare, come scrive il filosofo Marco Emanuele, una globalizzazione “senz’anima globale” impone uno sforzo di ri-pensare ad eventi e dinamiche che lo influenzano.

Gli ultimi dieci anni sono stati la manifestazione di quel demone della paura che già il sociologo Zygmunt Bauman individuava come cifra dell’esistenza umana nelle società aperte. Terrorismo, crisi economica, cambiamenti climatici, avvento del digitale e i suoi risvolti, suggeriscono “un destino planetario” che ci accomuna. Ed è solo se malessere e incertezza si diffondono, a porre in discussione i valori fondanti come la coesione sociale, le scelte collettive, la percezione sottostante.

Era il 2008 quando la grande bolla dei mutui subprime negli Stati Uniti scoppiava con conseguenze disastrose nel sistema finanziario globale. Molti istituti bancari andati in dissesto hanno determinato una contrazione del credito con conseguenze a catena per tutto il circuito economico.

Effetti reali di un “dopoguerra” si ripercuotono ancora oggi, senza tuttavia averla mai combattuta la guerra. Di contro su un altro fronte si pongono ormai sfide rivolte ad un futuro sempre più digitalizzato. Un mondo iperconnesso e accessibile in cui app, piattaforme innovative, idee hi-tech, servizi on demand e assistenti vocali sono solo che il punto di partenza di un progresso che spinge sempre verso nuovi traguardi.

Un invito già rivolto da Steve Jobs nel celebre discorso di Stanford del 2005, quando con la frase “Stay hungry. Stay foolish”, invitava a conservare sempre curiosità e coraggio verso la scoperta e l’innovazione. È Internet il filo sottile che collega interessi, opinioni e scelte, ripensando al modo di accedere all’arte, al cinema, alla musica, ai bisogni consumistici.

Ma è soprattutto nella comunicazione pervasiva ai tempi della rete che il consenso politico diventa scelta nel qui e ora, bisogno di dare risposte ad ogni istanza e in ogni istante a un disagio incontrollato. Lo stesso si è tradotto nella nascita dei movimenti degli ultimi anni, che per il clima o di protesta politica, sono la risposta che parte dal basso e macina adesioni che confluiscono verso una piazza disorientata.

C’era invece un’altra folla riunita in piazza nel 2013 ad accogliere l’elezione di Papa Francesco, l’unico gigante in un mondo piccolo senza pietà e senza morale. La sua voce supera le barriere dell’indifferenza, i tabù invalicabili, per restituirci la speranza. La rivincita del bene su un “male radicale” che noi stessi siamo stati capaci di creare.   

Marita Langella

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