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Dalla giovane Italia ai giovani idioti: l’occasione perduta

Al netto di quella minoranza che, al di sotto dei trenta anni, è capace di cambiare il mondo, eccelle in campo scientifico, culturale, artistico, sportivo, i giovani di oggi, in massima parte, hanno perso l’occasione per guadagnarsi rispetto, dimostrando tutta la loro fragilità, inconsistenza, ignoranza, stupidità. Elementi, del resto, che ben traspaiono, e non da poco tempo, dai tanti social sui quali riversano le loro sconclusionate visioni del mondo.

Si dice che i confronti generazionali siano inopportuni perché occorre contestualizzare le varie epoche, ciascuna con le proprie peculiarità, non comparabili alle altre. È senz’altro corretta la seconda parte della frase, il che non impedisce, tuttavia, di esprimere delle pacate riflessioni. Per conferire all’analisi degna pregnanza sociologica si dovrebbe in primis porre in risalto le fenomenologie sociali alla base dei vari comportamenti registrati nelle varie epoche, ma ciò è prerogativa di un saggio e non di un articolo. Limitiamoci, pertanto, a registrare esclusivamente il sostanziale mutamento comportamentale avvenuto nell’ultimo trentennio, senza andare troppo indietro nel tempo per evocare gli eventi legati al Risorgimento e alle due guerre mondiali, sicuramente ignorati dalla stragrande maggioranza di quei giovani per i quali l’unica cosa importante è sballarsi nei locali, anche in tempo di guerra, perché quella che stiamo combattendo è una guerra.  La mia generazione, intorno ai venti anni, indipendentemente dalle idee politiche praticate, aveva una maturità culturale e comportamentale degna del massimo rispetto. In tanti, a 18-20 anni, con mansioni direttive nei vari movimenti politici in forte contrapposizione, erano responsabili della “vita” di migliaia di coetanei; si studiava molto; il divertimento era un “optional” e le priorità erano ben altre.

Quello che sta accadendo in questi giorni fa venire il voltastomaco. Genitori affranti raccontano di furiosi litigi con figli che non ne vogliono sapere di restare a casa e le tante foto pubblicate dai media sono più che eloquenti. Il famoso stilista Renato Balestra, intervistato in tv, ha dichiarato che a Fregene, durante il week end, vi erano migliaia di giovani uno addosso all’altro, manco fossimo in piena estate e in tempi tranquilli.

Non serve, come spesso accade, dare la colpa ai genitori per le manchevolezze dei figli. L’eccessivo permissivismo sicuramente è da condannare, ma alla fine ciascuno è responsabile delle proprie azioni e coloro che non sono stati capaci di imporsi autonomamente dei limiti possono solo essere definiti “irresponsabili” e anche peggio.

Basta frequentare alcuni “gruppi” settoriali su Facebook, in particolare quelli legati alla movida e alle crociere, per visionare i deliranti commenti che si leggono in questi giorni: la vacanza e il divertimento sono al primo posto nei pensieri dei più!

Egregi giovani, avete perso l’occasione che la caducità della vita vi ha offerto per guadagnarvi rispetto. Dovrete lavorare non poco, nei decenni a venire, per farvi perdonare. E non è detto che ci riusciate. Intanto provate almeno a vergognarvi, a guardarvi in uno specchio e a sputarvi in faccia.

                                                                                Lino Lavorgna

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