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Semilibertà per Maso: nel ’91 uccise i genitori

I giudici del tribunale di sorveglianza di Milano hanno ammesso al regime di semilibertà Pietro Maso, condannato a trent'anni di carcere, in via definitiva, per aver ucciso nel '91 i genitori. 

Il duplice omicidio avvenne il 7 aprile di diciassette anni fa a Montecchia di Crosara, in provincia di Verona: Maso, allora dicianniovenne, massacrò il padre e la madre, colpendoli con un tubo di ferro. Reo confesso, disse che il movente era quello di impossessarsi subito della sua parte di eredità. Dalle indagini è emerso che Maso aveva pensato anche di eliminare le sue due sorelle, per essere l'unico erede di tutte le sostanze paterne. 

I giudici del tribunale di sorveglianza di Milano hanno ammesso al regime di semilibertà Pietro Maso, condannato a trent’anni di carcere, in via definitiva, per aver ucciso nel ’91 i genitori. 

Il duplice omicidio avvenne il 7 aprile di diciassette anni fa a Montecchia di Crosara, in provincia di Verona: Maso, allora dicianniovenne, massacrò il padre e la madre, colpendoli con un tubo di ferro. Reo confesso, disse che il movente era quello di impossessarsi subito della sua parte di eredità. Dalle indagini è emerso che Maso aveva pensato anche di eliminare le sue due sorelle, per essere l’unico erede di tutte le sostanze paterne. 


Il caso ebbe un grandissimo clamore, anche per le terribili modalità dei delitti. Il ragazzo insieme a tre amici si appostò in cucina e quando il padre Antonio e la madre Rosa tornarono da una riunione in parrocchia li ammazzarono. Poi tutti in discoteca, allo scopo di crearsi un alibi. Il gruppo aveva progettato il delitto da tempo, e indossava tute da lavoro e maschere di carnevale. In precedenza Maso e i suoi complici avevano già provato a uccidere i genitori del ragazzo, prima con un ordigno rudimentale fatto con due bombole di gas e poi tentando di investire mamma Rosa. 

Per l’omicidio dei genitori Maso è stato condannato a trent’anni di reclusione il 29 febbraio 1992, pena confermata sia in appello che in Cassazione, dove la condanna divenne definitiva nel 1994. Già due volte prima dell’aprile dello scorso anno l’uomo, detenuto nel carcere milanese di Opera, era stato vicino a ottenere un permesso premio, ma, in entrambi i casi, aveva visto sfumare all’ultimo momento la possibilità di uscire dal carcere, anche se solo per poche ore. 

Nel febbraio del 2007, in un’intervista, Maso si era dichiarato “una persona diversa”. “Sedici anni di carcere mi hanno cambiato. Mi ero perso, ho cercato di ritrovarmi, grazie anche alla fede”, spiegava. E ancora: “Ai ragazzi che mi scrivono e mi raccontano che vogliono uccidere i genitori dico di fermarsi, di ragionare, di ricucire i rapporti”. “Non ho potuto salvare me stesso – raccontava – almeno ci provo con gli altri. Perché quando fra cinque anni uscirò di qui, anche queste cose, forse, mi serviranno per iniziare una nuova vita”. 

Pochi mesi dopo, arrivò il primo permesso premio. Maso uscì per la prima volta dal carcere di Opera la mattina del 7 aprile 2007 per rientrarvi la sera del 9. E da oggi è in semilibertà. Nel corso degli anni, ha ricevuto in carcere tantissime lettere di ammiratori e di ammiratrici. 

Francesco Licastro

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