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Coronavirus e vaccino Italia-Gran Bretagna

Parliamo di vaccini partendo dal fatto che circa 117 milioni di bimbi nel mondo potrebbero contrarre il morbillo perché 37 Paesi, alle prese con la pandemia di coronavirus, hanno limitato i programmi di vaccinazione. Lo denuncia l‘Organizzazione Mondiale della Sanità insieme all’Unicef.  Le campagne vaccinali sono state sospese o rinviate in 24 Paesi, e in altri 13 potrebbero non essere attuate.

In particolare, sono  sorti focolai in Bangladesh, Brasile, Sud Sudan, Nigeria, Ucraina e Kazakistan. Solo nella Repubblica Democratica del Congo sono 6mila le vittime di morbillo nell’epidemia in corso. In tutto il mondo nel 2018 sono stati registrati 140mila morti, principalmente tra bambini e neonati.

Nel nostro Paese l’epidemia di Covid-19  sta rallentando le vaccinazioni per i bambini. Il problema, causato dal timore dei genitori e dalla chiusura dei centri vaccinali, potrebbe creare una nuova emergenza sanitaria, con sacche di popolazione suscettibili a malattie prevenibili.

Per il timore del contagio da Covid 19 molte famiglie hanno preferito rinviare le sedute vaccinali previste per i loro figli. Ma la situazione più grave e pericolosa è stata determinata della chiusura temporanea di alcuni Centri vaccinali, cosi come dalla decisione da parte di alcuni Responsabili delle Unità Operative Materno infantili di posticipare sedute vaccinali pediatriche del ciclo primario a date da destinarsi pur avendo a disposizione adeguate risorse di personale.

Restando nel tema vaccini nuovi passi avanti sono stati fatti sul fronte del vaccino contro il Coronavirus.  Inizieranno a fine aprile in Inghilterra i test accelerati sull’uomo – su 550 volontari sani – del prodotto messo a punto dall’azienda Advent-Irbm di Pomezia insieme con lo Jenner Institute della Oxford University.  Si prevede di rendere utilizzabile il vaccino già a settembre per vaccinare personale sanitario e Forze dell’ordine in modalità di uso compassionevole. La scoperta di un vaccino è da più parti indicata come l’unica soluzione che potrà consentire di tornare alla normalità.

Il vaccino attualmente allo studio nei laboratori di Pomezia è un candidato promettente, ha detto Gianni Rezza dell’Istituto superiore di sanità. Sui vaccini – ha spiegato – c’è un’accelerazione dei tempi, quello in sperimentazione a Pomezia è un vaccino vettoriale che usa una piattaforma già usata per ebola. Si potrebbe avere un vaccino non particolarmente innovativo ma che è già stato usato. Il vantaggio sarebbe di poter accelerare i tempi magari comprimendo le fasi di sperimentazione.  E’ in fase finale la trattativa per un finanziamento di rilevante entità con un pool di investitori internazionali e vari governi interessati a velocizzare ulteriormente lo sviluppo e la produzione industriale del vaccino. Si è deciso di passare direttamente alla fase di sperimentazione clinica sull’uomo, in Inghilterra, ritenendo, da parte della Irbm e della Oxford University, sufficientemente testata la non tossicità e l’efficacia del vaccino sulla base dei risultati di laboratorio, che sono stati particolarmente efficaci.

C’è comunque da ritenere che un eventuale vaccino  possa risolvere drasticamente il problema, visto che nel Covid 19 dobbiamo valutare la  così detta ‘ricombinazione genetica’. Per ricombinazione genetica si intende ogni processo attraverso il quale, a partire da un genotipo, si ottengono nuove combinazioni di ‘alleli’ rispetto a quelle iniziali. La ricombinazione agisce  sul materiale genetico, che nella maggior parte dei casi è costituito da DNA; l’unica eccezione riguarda la ricombinazione genetica degli RNA-virus, che opera sull’RNA. La ricombinazione, assieme alle mutazioni genetiche, è alla base della variabilità genetica degli organismi.  I Coronavirus (che sono virus ad RNA) hanno una velocità di ricombinazione genetica altissima. Analogo comportamento hanno molti virus influenzali. Ciò spiega il motivo per cui l’indice di efficacia dei vaccini antinfluenzali è bassa. L’indice di efficacia (numero dei soggetti vaccinati/ numero dei casi di malattia in quei soggetti) è = 75. Tanto per capirci su 100 soggetti vaccinati 25 si beccheranno comunque l’influenza! Qualche paragone vi aiuterà a comprendere meglio la cosa: l’indice di efficacia del vaccino antiamarillico (ovvero quello contro la febbre gialla) è =98, quello del vaccino antimeningococcico (contro la meningite) è = 97.

E’ lecito ipotizzare (in medicina come in  ogni altra branca della scienza   si ragiona per ipotesi,  non per certezze,  e questo sarebbe bene tenerlo sempre presente) che un vaccino contro il Covid 19 avrebbe un indice di efficacia più vicino ai vaccini anti-influenzali che non ai vaccini contro febbre gialla e meningite. Molti recenti indagini condotte in ambienti ospedalieri avrebbero inoltre dimostrato che spesso i pazienti affetti da insufficienza respiratoria severa da polmonite interstiziale da Covid 19 vanno incontro a CID (coagulazione intravascolare disseminata) da qui l’uso in questa categoria di pazienti di un anti-coagulante come l’eparina. Il gabesato (appartenente alla categoria di composti note come ‘serpine’) sembrerebbe essere ancor più efficace nel trattamento di questi pazienti. Sono stati anche riscontrati ottimi effetti con la terapia con cortisonici, idrossiclorochina ed antibiotici. Si potrebbe in questo caso obbiettare che gli antibiotici sono privi di efficacia verso i virus ma è noto che una temibile complicanza delle polmoniti virali è costituita proprio dalle sovrainfezioni batteriche. E’inoltre parimenti evidente che un paziente isolato, privato dell’affetto e del calore dei propri familiari perde la voglia di vivere e di lottare. A ciò si aggiunga che in Italia il problema delle infezioni ospedaliere è sempre stato notevole.

Antonella Di Pietro

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