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Il coronavirus tra temperature e origine

Una stagione invernale 2020 molto simile è stata riscontrata nelle due zone più colpite dal coronavirus nel mondo: Wuhan e la Lombardia. Nella regione dello Hubei, in Cina Centrale, il virus è scoppiato per la prima volta a dicembre e si è ampiamente diffuso tra gennaio e febbraio 2020, in circostanze molto simili a quelle delle province del Nord Italia. La pandemia infatti, proprio tra febbraio e marzo è stata devastante soprattutto a Milano, Brescia e Bergamo.

Le temperature, in Cina come in Lombardia, negli stessi mesi erano comprese tra i 4 e gli 11 gradi centigradi.

Per andare a caccia delle similitudini tra la regione cinese e quella del Nord Italia sono state prodotte specifiche cartine del mondo isotermiche, allo scopo di localizzare, mese per mese, le regioni del mondo con variazioni di temperatura simili tra loro.

Secondo le previsioni, quando da noi in estate il clima diventerà caldo la pandemia probabilmente peggiorerà nelle zone settentrionali (Regno Unito, Germania, Europa Orientale, Russia e Nord America), mentre migliorerà radicalmente nelle zone meridionali (Italia e Spagna).

Tuttavia, in autunno, il coronavirus potrebbe tornare nuovamente a colpire le stesse zone. Le uniche a scamparla potrebbero essere la Zona Tropicale e l’intero Emisfero Meridionale, a causa del clima sufficientemente caldo durante l’intero anno.

Questo spiegherebbe perché l’Italia Meridionale, un po’ più calda di quella Settentrionale, è stata meno colpita dal virus.

Questo per quanto riguarda le temperature meteorologiche favorevoli, o meno, alla diffusione del virus.

Altre ipotesi, e non certezze, riguardano la nascita del virus, divise dalla nascita in laboratorio e modifiche avvenute dal trasferimento da linea animale a linea umana.

L’ipotesi che il coronavirus sia stato creato appositamente in un laboratorio come arma batteriologica circola già da alcuni mesi. Mentre continuano dubbi e interrogativi su origine e diffusione del coronavirus, l’intelligence americana si è messa a indagare per cercare di capire se qualcuno possa essere stato contagiato nello Wuhan Institute of Virology accidentalmente o per carenze nella gestione dei materiali e abbia poi trasmesso l’infezione ad altri.

Sulla teoria dell’origine in un laboratorio cinese del coronavirus che ha provocato la pandemia è intervenuto Anthony Fauci: il noto immunologo a capo del National Institute of Allergy and Infectious Diseases americano ha smentito l’ipotesi che negli ultimi giorni è tornata a circolare con insistenza e sulla quale il presidente americano, Donald Trump, ha promesso un’indagine.

‘Un gruppo di virologi evoluzionisti altamente qualificati ha osservato le sequenze nei pipistrelli mentre si evolvono. Le mutazioni che ha avuto per arrivare al punto in cui è ora è totalmente coerente con un salto di specie da animale a essere umano’, ha affermato Fauci durante la consueta conferenza stampa alla Casa Bianca.

Antonella Di Pietro

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