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Coronavirus e la regola dei sei secondi

Airman 1st Class Rachel Tucker, 56th Medical Group medical technician, poses for a portrait March 23, 2020, at Luke Air Force Base, Ariz. In an effort to contain the coronavirus pandemic, the 56th MDG worked over the weekend to facilitate screenings. The 56th MDG is following the Centers for Disease Control and Prevention guidelines and working closely with Arizona health officials to decrease the impact of COVID-19 at Luke AFB. (U.S. Air Force photo by Senior Airman Alexander Cook)

Arriva dalle colonne del Nyt uno studio sul contagio e sulla diffusione del coronavirus

Lo studio in questione prende in considerazione la quantità del virus alla quale si è esposti. Sul Nyt uno studio sulla trasmissione del coronavirus Lo studio di Joshua D. Rabinowitz e Caroline R. Bartman si concentra sulla quantità di virus alla quale un soggetto è esposto. Ovviamente i rischi aumentano con l’aumentare dell’esposizione al virus, in questo caso il Covid-19. L’esposizione limitata a piccole quantità, secondo lo studio in questione, porterebbe a un contagio lieve. Infezioni non gravi o asintomatiche. Un’esposizione prolungata può arrivare ad essere letale.

Le conclusioni dello studio confermano che  la trasmissione del coronavirus diventa difficilissima osservando la distanza di sicurezza e la ‘regola’ dei sei secondi.

Le interazioni personali sono più pericolose negli spazi chiusi e ovviamente a distanza ravvicinata. La regola che emerge è quella di avere contatti con le persone mantenendo un metro e ottanta di distanza e interagendo per un massimo di sei secondi. Queste due regole dovrebbero abbattere in maniera considerevole le probabilità di rimanere contagiati. Ovviamente siamo nel campo degli studi teorici e siamo nel campo di norme impossibili da seguire quando inizierà la famosa Fase 2, quella della riapertura. Se il distanziamento sociale resterà per diverso tempo, avere rapporti per un massimo di sei secondi è impossibile al di fuori di un negozio, ad esempio.

Consideriamo che l’Italia è in lockdown praticamente da un mese. Tutto chiuso, tranne quelle attività fondamentali. E questa situazione rischia di permanere fino all’1 maggio. Poi, si spera in una parziale ripresa.

 Le decisioni dipenderanno in larga parte dall’andamento della curva dei contagi al coronavirus. Per essere più precisi, dal fattore R0. In fase acuta di covid-19 era oltre a 2, cioè ogni contagiato faceva ammalare almeno altre due persone. Ora si sta avvicinando a 1 ma solo quando scenderà sotto questa soglia comincerà la nuova vita degli italiani.

Il ministro della Salute Roberto Speranza è al lavoro su un piano composto da cinque punti per riportare l’Italia alla normalità dopo l’emergenza coronavirus, che probabilmente cambierà le nostre abitudini.

Si tratta di un percorso a tappe che possa riportare l’Italia fuori dal tunnel fino ad una nuova normalità, che con ogni probabilità è quello che troveremo dall’altra parte del muro. Il distanziamento sociale Il primo passo è ovviamente quello del mantenimento del distanziamento sociale. Gli italiani dovranno continuare ad osservare la distanza di sicurezza soprattutto nei luoghi chiusi. Non è chiaro se a livello nazionale si possa seguire l’esempio della Lombardia, che ha disposto l’obbligo per i suoi cittadini a indossare mascherine o coperture per il volto. Senza queste precauzioni non è possibile uscire di casa.

 Il secondo passo utile a gestire la situazione evitando che possa scoppiare una nuova emergenza interessa la rete sanitaria. I pazienti Covid,  o presunti tali, devono essere presi in consegna nel minor tempo possibile da personale specializzato. Potrebbe quindi rimanere aperto un canale per il coronavirus, con i pazienti che continuerebbero ad evitare sale di aspetto del Pronto Soccorso e lunghe file agli ospedali.

E si passa così ai famosi Covid-Hospital che dovranno rimanere aperti anche al termine dell’emergenza sanitaria. L’attività dovrebbe proseguire fino a quando non sarà approvato e diffuso un vaccino in grado di prevenire il contagio.

 L’ultimo tassello è quello del controllo su scala nazionale. Sarebbe fondamentale capire quante persone hanno avuto il coronavirus, quanto rischiano ancora il contagio e quante invece sono da considerarsi fuori pericolo.

 Chiude il quadro il sistema di tracciamento sul quale si sta riflettendo da giorni. Lo scopo è quello di arrivare a un’app che possa tracciare gli spostamenti degli utenti e fornire assistenza anche alle persone in quarantena o in isolamento con sintomi.

Antonella Di Pietro

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