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Coronavirus: falso allarme a Napoli

Sono state ore di preoccupazione all’ospedale Cotugno di Napoli dove un uomo cinese era stato ricoverato per una sospetta infezione da coronavirus. Le analisi, realizzate dall’Istituto Spallanzani di Roma che aveva fatto scattare le procedure di controllo, hanno confermato il falso allarme nella città campana.

Il sospetto caso di coronavirus riguardava un uomo cinese di 28 anni, che era i viaggio di nozze in città. L’uomo è arrivato nove giorni fa dalla provincia di Ubei, la cui capitale è Wuhan, la città dove è esplosa l’epidemia. Il 28enne era in viaggio di nozze a Napoli e ha accusato alcuni sintomi assimilabili al coronavirus tra cui febbre e polmonite.

L’uomo è stato portato all’ospedale Pellegrini e poi subito ricoverato all’ospedale Cotugno, specializzato in malattie infettive, dove è stato sottoposto al tampone test per capire se si trattasse di coronavirus. Le analisi, realizzate a scopo cautelativo, hanno escluso il virus. Il giovane cinese è attualmente in isolamento al Cotugno dove è stata ricoverata, solo a scopo precauzionale, anche sua moglie.

Dal ministero della Salute, attraverso una nota, hanno fatto sapere che al momento tutti i casi sospetti segnalati in Italia si sono rivelati negativi ai test per il coronavirus 2019-nCoV.

Oggi ci sono circa 600 cittadini europei in Cina che vorrebbero lasciare la Cina a causa dell’epidemia di coronavirus.

Oltre all’Italia, i Paesi che hanno comunicato alla Commissione europea di avere cittadini sul territorio cinese che desiderano essere rimpatriati sono: Austria, Belgio, Bulgaria, Germania, Spagna, Finlandia, Francia, Lettonia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania e Regno Unito.

La Cctv, tv di stato cinese, attraverso il proprio account Weibo ha fatto sapere che il numero di contagi in Cina del coronavirus di Wuhan è salito a 6.078 casi alle 18:00 locali, le 11:00 in Italia.

Le morti restano ferme a quota 132, così come comunicato in mattinata dalla Commissione sanitaria nazionale (Nhc) cinese che aveva parlato di 5.974 contagi, già più di quelli del 2002-03 per la Sindrome respiratoria acuta grave (Sars), fermatisi a quota 5.327 nelle statistiche dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

L’attenzione per il coronavirus 2019-nCoV ha indotto la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali – SIMIT e la Società Italiana di Medicina Generale – SIMG a realizzare e diffondere il primo di una serie di documenti congiunti, al fine di diffondere un’informazione esaustiva presso gli operatori sanitari.

Dal 27 gennaio è disponibile questo documento, elaborato da SIMIT e condiviso da SIMG, indispensabile per consentire agli Operatori Sanitari ed ai Medici di Medicina Generale del nostro Paese per avere informazioni pratiche, recenti e tempestivamente aggiornate con cui potranno informare i propri assistiti sullo stato e sull’evoluzione della malattia. Le due Società Scientifiche intendono sviluppare in questo modo un modello di collaborazione interprofessionale che consenta la creazione di una vera e propria rete di sorveglianza e di presa in carico di  tutte le malattie infettive nel nostro Paese.

“Questo accordo intersocietario è fondamentale per favorire una rapida ed efficiente comunicazione. Gli infettivologi, infatti, sono impegnati nello studio del fenomeno in continua evoluzione, ma se dovessero comparire dei sintomi nel nostro Paese i primi a vederli sarebbero i Medici di Medicina Generale, a cui si rivolgono quotidianamente i cittadini” sottolinea il Prof. Claudio Cricelli, Presidente SIMG. “La creazione di un network operativo MMG/Infettivologi permetterebbe non solo di monitorare e trattare i casi di effettiva malattia da nuovo Coronavirus, ma anche di intervenire in modo appropriato nella comunicazione con il paziente e i relativi contatti. La comunicazione, in queste situazioni, riveste un ruolo fondamentale proprio per la necessità di esorcizzare quel sentimento di paura sociale che un’epidemia suscita inevitabilmente nella popolazione. In questi casi, infatti, l’allarmismo è sempre dietro l’angolo e va combattuto perché costituisce uno spreco di risorse ed è di ostacolo quando c’è effettivamente bisogno di limitare i danni di un’epidemia in atto” evidenzia il Presidente SIMIT Marcello Tavio.

“Se il virus dovesse effettivamente sbarcare nel nostro Paese e causare un’epidemia autoctona in grado di automantenersi, i Medici di Medicina Generale e gli Infettivologi saranno i Professionisti più direttamente coinvolti nella gestione dei casi e dei contatti – precisa il Presidente SIMIT Marcello Tavio. – Questa infezione infatti nelle prime fasi si manifesta come una semplice influenza e quindi è estremamente probabile che il paziente colpito cerchi le cure del proprio medico di famiglia; siccome però questo Coronavirus sembra capace di provocare – soprattutto nei pazienti più fragili – una polmonite in una quota significativa di casi, i MMG si troverebbero nella necessità di riferire il paziente alla struttura infettivologica di riferimento senza dover passare dal Pronto Soccorso, per ovvi motivi. Ecco perché è quanto mai opportuno che MMG e Infettivologi studino e concordino percorsi comuni e protocolli di diagnosi e trattamento condivisi. Oltretutto una stretta collaborazione fra le due Società scientifiche permetterebbe di creare un network di sorveglianza in grado di monitorare sul campo l’andamento dell’epidemia”.

Pur non essendoci un’immediata situazione di emergenza, è quanto mai opportuno che il personale sanitario sia allertato e che mantenga alto lo stato di vigilanza attraverso la raccolta di un’accurata anamnesi di viaggio per tutti i pazienti con infezioni respiratorie acute. Ai medici di medicina generale viene chiesto di sospettare i possibili casi, di isolare immediatamente i casi sintomatici, e di chiedere una valutazione specialistica presso il centro infettivologico più vicino per l’esecuzione del test diagnostico e la completa presa in carico del paziente. Fintanto che l’evoluzione dell’infezione non assuma contorni più definiti, deve essere comunque sconsigliato il viaggio nelle aree ad alta endemia e soprattutto ai soggetti affetti da condizioni croniche maggiormente predisponenti a che l’infezione si manifesti in forma severa con complicanze gravi.

Per quanti devono necessariamente partire è consigliato adottare le misure di prevenzione generale: lavaggio accurato delle mani per almeno 20 secondi, consumare solo cibo ben cucinato e bere acqua in bottiglia, evitare luoghi di assembramento, mercati di animali vivi e morti, evitare il contatto stretto con malati o, in caso, non si possano adottare queste misure coprirsi narici e bocca con mascherina, similmente evitare di tossire o starnutire senza coprirsi con un fazzoletto o in mancanza di questo si consiglia di tossire nell’incavo del gomito.

Al personale sanitario che si accinge a visitare un malato sospetto, per motivi precauzionali, si raccomanda che, oltre a adottare le misure standard di biosicurezza, applichi le precauzioni per prevenire la trasmissione per via aerea e per contatto. In particolare, dovrebbe indossare mascherina e protezione facciale e guanti.

Per i contatti/familiari di pazienti affetti da sospetta infezione o fintanto che avvenga il trasporto del malato in ospedale è consigliato quanto suggerito dall’OMS (https://www.who.int/docs/default-source/coronaviruse/situation-reports/20200126-sitrep-6-2019–ncov.pdf?sfvrsn=beaeee0c_4):

Collocare il paziente in una stanza singola ben ventilata.

Limitare il numero di assistenti del paziente, idealmente una sola persona in buona salute. Nessun visitatore.

I membri della famiglia dovrebbero stare in una stanza diversa o, se ciò non è possibile, mantenere una distanza di almeno 1 m dalla persona malata (ad es. dormire in un letto separato).

Ridurre al minimo la condivisione spazio e garantire che gli spazi condivisi siano ben ventilati.

L’assistente dovrebbe indossare una maschera medica ben aderente quando nella stessa stanza con il malato. Scartare la maschera dopo l’uso e lavare le mani dopo la rimozione della maschera.

Lavare le mani dopo ogni contatto con il malato usando sapone e acqua quando le mani sono visibilmente sporche. Utilizzare asciugamani di carta usa e getta; se di stoffa, sostituirli quando si bagnano.

Eliminare i materiali utilizzati per coprire la bocca o il naso

Evitare il contatto diretto con i fluidi corporei, in particolare per via orale o secrezioni respiratorie e feci. Evitare di condividere spazzolini da denti, sigarette, utensili da cucina. Le stoviglie devono essere pulite con sapone o detersivo e acqua dopo l’uso e possono essere riutilizzati.

Pulire e disinfettare le superfici più frequentemente toccate come comodini, giroletti e altri mobili per la camera da letto e bagno ogni giorno con un normale disinfettante domestico contenente soluzione di candeggina diluita (candeggina in 1 parte per 99 parti di acqua).

Pulire vestiti, lenzuola, asciugamani e teli da bagno usati dalle persone malate in lavatrice a 60–90 °C

Tutti i membri della famiglia devono essere considerati contatti e la loro salute dovrebbe essere monitorata: se un membro della famiglia sviluppa sintomi di infezione acuta respiratoria, inclusi febbre, tosse, mal di gola e respirazione difficile, inquadralo come possibile infetto.

Antonella Di Pietro

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