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Coronavirus tra ‘droplet’ e ‘Simg’

In questi giorni la parola d’ordine è ‘droplet’. Ecco cosa significa e perché rappresenta un’importante misura di sicurezza anticoronavirus.

Letteralmente, in inglese, ‘droplet’ significa ‘gocciolina’; il termine per estensione – in questi giorni – è utilizzato per indicare la distanza minima necessaria fra noi e gli altri, impedendo così a particelle di saliva infetta di contagiarci mediante starnuti, tosse o – non in ultimo – semplicemente parlando. Il consiglio è quello di mantenere una certa lontananza dai pazienti infetti, anche se quale sia la distanza ottimale non è stato ancora stabilito.

Convenzionalmente si parla di circa un metro; ma alcuni studi hanno dimostrato che il contagio può avvenire anche a distanze maggiori. Questo dipende da diversi fattori, come ad esempio la densità delle secrezioni e la velocità di espulsione delle goccioline; variabili non sempre determinabili in modo preciso.

Per consentire la riapertura dei luoghi pubblici attualmente chiusi a scopo precauzionale (come scuole, chiese, bar e cinema) il diktat, quindi, è ‘droplet’: i locali possono riaprire a condizione che le consumazioni avvengano seduti ai tavolini – rispettando le distanze di sicurezza – e non al banco, limitando in questo modo la possibilità di trasmissione aerea del virus.

Dal suo canto la SIMG, Società Italiana di Medicina Generale, ha intrapreso alcune particolari iniziative  per consentire ai medici di medicina generale di affrontare in maniera consapevole  la situazione corrente legata al coronavirus. 

Mai come in questo momento – sottolinea il Presidente Nazionale Claudio Cricelli – il rafforzamento della presenza di tali condizioni diviene elemento determinante e strategico per la salute generale della popolazione. La SIMG ritiene che occorra una  forte relazione e una corretta informazione tra i medici del territorio e la loro popolazione e comunità. Un legame strategico per rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni sanitarie del nostro Paese. La nostra funzione di agenti fiduciari passa attraverso la tangibile visibilità della nostra capacità di gestire autorevolmente la salute e la malattia nelle situazioni di emergenza.

L’obiettivo primario è di esaltare i Medici di medicina generale e la loro funzione di erogatori di  cure primarie  ponendoli nelle condizioni di formare correttamente i cittadini sul significato reale di tali disposizioni e, se necessario, spiegandole ed interpretandole.

Grazie alle caratteristiche di  capillare continuitá, e di immediatezza della osservazione delle comunità delle famiglie e degli individui, i medici di famiglia costituiscono una risorsa primaria per l’osservazione di fenomeni clinici ed epidemiologici  correnti, ordinari e straordinari, comprese eventuali anomalie osservabili nella popolazione a loro assegnata. La presenza di aggregazioni funzionali facilita il compito di integrare le variegate osservazioni della popolazione assistita.

La SIMG ha promosso anche una serie integrata di supporti clinici funzionali ai seguenti obiettivi: osservazione dell’andamento epidemiologico e clinico e diffusione e aggiornamento periodico della carta di valutazione del rischio. Circa questo punto, una scheda apposita consentirà una valutazione analitica nel dettaglio dei sintomi di presentazione delle patologie. In questo modo sarà possibile aggiornare costantemente la scheda di rischio e acquisire ogni altra informazione utile a delineare un profilo di rischio generale ed individuale della popolazione assistita integrandoli direttamente con la cartella clinica degli assistiti . Si configura in tal modo un quadro completo dello stato di rischio e sanitario del singolo individuo inclusa la sua situazione clinica e vaccinale che consente una vera e propria valutazione multidimensionale della popolazione italiana.

A tale proposito SIMG proporrà la integrazione dello strumento di Clinical Governance GPG quale strumento di ottimizzazione delle cure per i pazienti cronici.

La SIMG invita i medici di medicina generale del nostro paese a valutare e ad analizzare con attenzione le evidenze cliniche ed epidemiologiche relative all’andamento della epidemia di covid19. E’ noto infatti che il maggior rischio di complicanze e di decessi su tale fascia di popolazione sia legato alla presenza di singole patologie croniche e di comorbilità. Le complicanze e i decessi risultano particolarmente elevati in pazienti portatori di patologie cardiovascolari, di diabete mellito tipo due e di patologie croniche respiratorie isolate o in associazione tra loro.

Antonella Di Pietro

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