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Coronavirus tra controlli e stati di crisi economiche

L’avere portato alla luce l’esistenza di casi di coronavirus, molto probabilmente in numero non superiore a quelli di altri paesi, ma soltanto ben delineati ed evidenziati per le grandi capacità del nostro Servizio Sanitario Nazionale, non può e non deve rivelarsi un elemento negativo per il nostro sistema.

 In assenza di una strategia comune e di regole comuni sul piano internazionale, comportamenti guidati da un opportunismo di breve termine, da parte di chi può e deve parlare ai cittadini, espongono il Paese alla cattiva reputazione, con ricadute economiche immediate ed indirette di portata enorme, ancora incalcolabile e, ciò che è peggio, dagli effetti di lungo periodo.

E’ necessario un profondo rispetto nei confronti di chi sta vivendo questa difficile  esperienza del Coronavirus, sia questi un malato, o anche solo una persona costretta prudenzialmente alla quarantena.  Altrettanto doveroso  è il rispetto per i medici, i sanitari e le donne e gli uomini delle Forze dell’ordine e della Protezione civile che in questa, come in ogni altra emergenza del passato, non esitano a mettere le loro professionalità e il loro coraggio al servizio del Paese.

 Sacrosanto  rispetto è dovuto all’opera delle Istituzioni per aver dato    l’indispensabile supporto di dati concreti e obiettivi. 

L’Italia, a differenza degli altri paesi, ha svolto controlli ben più penetranti degli altri, con ciò generando una emersione di casi, di gran lunga più numerosa degli altri Stati visto che il numero dei tamponi somministrati è un dato oggettivo e non un fatto ‘percepito’.

Per una epidemia come quella che stiamo vivendo si deve agire nella massima trasparenza e comunicarne fin nei minimi particolari i dati e le statistiche: è questione di sicurezza dei cittadini e allo stesso tempo di sicurezza nazionale.

Il comportamento della stampa sempre attenta ad informare, ma anche sempre più incline a inseguire il sensazionalismo e condannata dal giogo delle news24 a trovare sempre nuovi contenuti da ‘strillare’, per soffiare sul fuoco delle paure e, ultimo ma non per importanza, certe decisioni politiche e amministrative, che stanno edificando una narrazione dell’emergenza, forse imprevista, e certamente pericolosissima per la tenuta socioeconomica del nostro Paese. 

Pensando all’origine geografica del virus ed alla sua diffusione, leggere che il nostro Paese si posiziona al terzo posto per contagi, dopo Cina e Corea del Sud, con conseguenze significative sul piano macroeconomico e di mobilità internazionale, lascia davvero perplessi. E ci induce a riflessioni, di più ampio e profondo respiro.

Il virus è salito su tanti aerei prima delle misure adottate in ogni Stato.

Tanti erano asintomatici e tali restano in Italia e all’estero.

Moltissimi, all’estero, hanno l’influenza e vanno in ospedale, ma non fanno il tampone e non vengono censiti.

E’ necessario dare fiducia alla ricerca e ai nostri operatori socio-sanitari e ai comparti del terziario, motore fondamentale per la nostra società e il nostro territorio. In queste ore abbiamo il dovere di manifestare la nostra vicinanza a tutti gli operatori turistici delle città, così come ai commessi e ai negozianti che ogni giorno aprono la serranda del loro locale con la speranza che questa paura collettiva, una situazione che comunque è gestita egregiamente, possa passare per il benessere di tutti.

Nella sola città di Napoli, ad esempio,  ci sono già state disdette e cancellazioni di prenotazioni per una percentuale che va dal 35% al 45% sino al mese di maggio e, inoltre, c’è un totale blocco di prenotazioni per i mesi successivi, con conseguenze tragiche per Pasqua e per i mesi estivi che rappresentano il 30-40% degli incassi annuali.

Il comparto turistico rischia la paralisi, le ricadute sull’economia  possono essere devastanti, dal momento che ad essere inficiata sarebbe l’intera filiera economica (bar, ristoranti, pubblici esercizi, cinema, trasporti, negozi di souvenir e abbigliamento, ecc…). E’ l’intero indotto economico campano ad andare in crisi, con una forte contrazione dei consumi in generale e con conseguenze anche drammatiche sulla sopravvivenza delle nostre aziende e sulla conservazione dei posti di lavoro.

Nel vertice tenutosi  al Ministero per lo Sviluppo Economico,  e con il Ministro Stefano Patuanelli, i dati dell’impatto sull’economia dell’emergenza per il Coronavirus sono stati già diffusi da Confesercenti Nazionale. La stima in Italia è di una perdita di circa 3,9 miliardi di euro di consumi. Una frenata che avrà infatti conseguenze pesanti sul tessuto imprenditoriale: potrebbe portare alla chiusura di circa 15mila piccole imprese in tutti i settori, dalla ristorazione alla ricettività, passando per il settore distributivo ed i servizi. L’impatto sull’occupazione potrebbe superare i 60mila posti di lavoro.

Antonella Di Pietro

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