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Quando il cambiamento è solo illusorio

Eraclito, tra i più popolari dei filosofi presocratici, sosteneva l’inutilità del combattere per cambiare le cose, in quanto alla fine l’ordine resta lo stesso e il cambiamento è solo illusorio.

Sebbene lo studioso della vita, riferisse quelle parole agli uomini del  suo tempo, la sua filosofia é ampiamente attuabile ai giorni nostri, con particolare riferimento alle ultime  elezione politiche italiane.

La lunghissima ed estenuante campagna elettorale, iniziata già con il referendum costituzionale, ha portato all’ennesima illusione di cambiamento, consolidando, un dato, ormai certo, che gli italiani votano di pancia e poco di testa.

È successo nel ‘94 con Silvio Berlusconi, l’uomo nuovo al posto vecchio. Un imprenditore prestato alla politica, sceso in campo per salvare le sorti del suo paese. Le aspettative , col tempo, hanno isatteso i  fatti.

Il dopo Berlusconi è Matteo Renzi. La novità della novità. Uomo giovane, amministratore metropolitano, vicino ai problemi reali dei cittadini, dal lessico forte e diretto. Il rottamatore.

Renzi, ha, però, vita breve, una campagna referendaria sbagliata, un caso banche ancora tutto da chiarire e ben presto cede il passo.

Il cambiamento del cambiamento si é dimostrato fallimentare.

È il tempo dei  5 stelle che  rappresentano il cambiamento al cambiamento non cambiato. Movimento politico no partito, uno vale uno, no vax, no taxi del mare, no Europa o forse si, reddito di cittadinanza, no olimpiadi a Roma ma si olimpiadi invernali a Torino.

La politica del no, contro la politica dei compromessi, contro i vitalizi e le poltrone.

La prospettiva del nuovo quale sinonimo di migliore  illude, per l’ennesima volta gli italiani.

Si ripercorre, per l’ennesima volte la strada del cambiamento radicale, ci si illude che la terza repubblica  possa essere migliore della precedente.

Il voto di pancia soppianta quello di testa, l’elettorato italiano é sempre più convinto che il cambiamento debba avvenire in modo rivoluzionario, l’idea che forse il cambiamento debba essere graduale e moderato, senza enfatizzazioni da parte di partiti o movimenti populisti, non  sembra sfiorare l’italiano.

Eugenio Coletti

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