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Bologna, sabato asporto a rischio: dalle 17 sciopero dei riders

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BOLOGNA – Sabato prossimo a Bologna, dalle 17 in poi, “sarà più difficile” ordinare e vedersi recapitare cibo da asporto. “Tutti i riders di tutte le piattaforme” attive sotto le Due torri sono chiamati a incrociare le braccia dalla Cgil. Si tratta, sottolinea Carlo Parente della Filt-Cgil, di “un migliaio di lavoratori. Il settore è ormai enorme”, ma ancora alle prese con la conquista del riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato. Su questo punto, ma anche su altri nodi, “dobbiamo dare un segnale e partiamo da Bologna- dice ancora Parente parlando alla ‘Dire’- perché è una città dove già in passato si è messo in moto un percorso di sindacalizzazione e di emancipazione della categoria sfociati in diverse iniziative”, spiega il funzionario della Cgil. Di qui, dunque lo sciopero: dalle 17 in poi fino a fine turno. E il sindacato scommette che riuscirà.

Non è il primo stop dei ciclofattorini a Bologna e molti sono stati lanciati dalla sigla nata ‘dal basso’, Bologna riders union, ma ora ‘accelera’ la Cgil mettendo in guardia i clienti: “Sabato sarà più difficile ordinare e ricevere le ordinazioni da asporto. Sono cresciute tra questi lavoratori le occasioni di sensibilizzazione” sui temi problematici della loro attività, “e di consapevolezza della loro forza. Questo non è più un lavoretto, ma un lavoro vero e proprio, il principale impiego per tante persone”, sottolinea Parente. “Basta con il cottimo, con la tirannia dell’algoritmo e lo sfruttamento dei riders”, è lo slogan della Filt accompagnato da una piattaforma di rivendicazioni: lavoro subordinato e contratto come dipendenti, aumento della sicurezza, aumenti salariali e rimborsi chilometrici, regole trasparenti dell’algoritmo, manutenzione mezzi a carico delle aziende. 

Ci sono state sentenze di Tribunale, anche a Bologna, favorevoli al riconoscimento del lavoro subordinato per i riders e c’è un’iniziativa in questo senso a livello del Parlamento europeo, “ma sono ‘ragionamenti di sistema’. Noi chiediamo una norma e un livello di contrattazione con le piattaforme che fin qui solo con Just eat si è concretizzato”, riconoscendo appunto il rapporto di lavoro dipendente con i suoi ciclofattorini. “Gli altri continuano a lavorare con finti rapporti autonomi”, annota Parente. Invece serve l’applicazione del contratto nazionale da far passare attraverso tavoli con le grandi aziende del settore. Dunque, sabato scioperano anche i riders di Just eat anche se sono più avanti dei loro colleghi? “Sì, con una formula un po’ antiquata potremmo dire che il lavoratore più forte deve aiutare il più debole”, risponde Parente. Si sta anche ragionando di una iniziativa pubblica anche se con le restrizioni per la pandemia non è così facile: al momento l’ipotesi è di un presidio il sabato sera. Ma sciopereranno anche gli stranieri che sono tanti a lavorare con le consegne e che spesso si vedono in strada in occasione delle manifestazioni di protesta dei riders? “E’ vero che c’è più difficoltà a dialogare con certe componenti dei lavoratori, ma è anche vero, ad esempio, che abbiamo iscritti e rappresentanti tra i lavoratori stranieri di Just eat”, e dunque si fanno largo i temi sindacali: quindi anche in questa fascia di ciclofattorini, è fiducioso Parente, lo sciopero dovrebbe riuscire.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

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