Turrà, imprese e professionisti in rete per dare “Valore” al “Lavoro”
8 Novembre 2018
Al “Mam Ines” il Live Music Show di Maurizio Filisdeo
9 Novembre 2018
Mostra tutto

E’ arrivata l’influenza, oltre 185mila italiani a letto

Sono già 185.000 gli italiani colpiti e costretti a letto a causa dell’influenza e, anche se il virus è ancora ai livelli di base ed il picco si attende per dicembre, il malanno di stagione ha iniziato la sua corsa e nell’ultima settimana ha fatto registrare 67.000 nuovi casi. Questi i dati del secondo bollettino Influnet dell’Istituto superiore di sanità (Iss) dall’inizio della sorveglianza da parte dei medici sentinella a fine ottobre, mentre si sta avviando nelle varie regioni italiane la campagna di vaccinazione promossa dal ministero della Salute.

Nell’ultima settimana, rileva l’Iss, l’incidenza totale dell’ influenza è pari a 1,11 casi per mille assistiti, con 67.000 nuovi casi per un totale, dall’inizio della sorveglianza, di circa 185.000 casi. Nella fascia di età 0-4 anni l’incidenza è la più alta ed è pari a 2,00 casi per mille assistiti, nella fascia di età 5-14 anni a 0,85, nella fascia 15-64 anni a 1,22 e tra gli individui di età pari o superiore a 65 anni a 0,78 casi per mille assistiti. Secondo gli esperti, quella di quest’anno sarà una epidemia influenzale di intensità media e costringerà a letto 3-5 milioni di italiani.

Ma costerà comunque, allo Stato e alle famiglie, quasi quanto una manovra economica, tra i costi della gestione dei casi più gravi, la perdita di denaro connessa alle assenze sul lavoro e l’esborso per i farmaci da banco. Al contrario, i vaccini anti-influenzali si confermano un’arma a basso costo, anche se ancora sotto-utilizzata: solo il 14% dei cittadini vi ricorre ogni anno e il 60% non si è mai vaccinato.

Da considerare che i  luoghi affollati delle metropoli facilitano il lavoro ai virus influenzali permettendo loro di diffondersi, questo anche fuori stagione. Nelle piccole cittadine con meno abitanti, invece, i microbi hanno bisogno di particolari condizioni climatiche per sopravvivere. E così succede che nelle grandi città i casi di influenza si distribuiscano in maniera più o meno costante tra l’autunno e la primavera, mentre nei centri più piccoli si registrano picchi di intensità maggiore sul finire dell’autunno, quando l’epidemia si scatena.

Sono molti i fattori che incidono sulla diffusione di un virus influenzale in una particolare zona, tra cui l’umidità dell’aria, le mutazioni genetiche che il virus acquisisce e il modo in cui le persone interagiscono nell’ambiente.

Predire l’epidemiologia e l’evoluzione dell’influenza  è un obiettivo importante per la salute pubblica e una pietra miliare nello studio di sistemi complessi. I modelli di diffusione dell’influenza sono influenzati da processi ecologici ed evolutivi che interagiscono tra loro.

Ora un nuovo studio dimostra che l’influenza si trasmette in maniera diversa anche a seconda della struttura e della dimensione della città in cui scoppia l’epidemia.

Le città altamente affollate offrono ai virus maggiori opportunità di trovare accoglienza anche quando le condizioni climatiche non sono ideali per la trasmissione dei microbi. I virus metropolitani, insomma, non hanno bisogna di aspettare che l’aria si secchi e le temperature scendano per trovare nuovi malcapitati in cui insediarsi. Le città più grandi e densamente popolate   hanno avuto epidemie più diffuse, presumibilmente a causa di più alti tassi di contatto tra le persone, il che rende la trasmissione dell’influenza meno soggetta alle variazioni climatiche.

Al contrario, nelle città più piccole i virus sono maggiormente condizionati dalle caratteristiche atmosferiche e per diffondersi spettano che il calendario segni il cambio di stagione. La regola però ha le sue eccezioni. Nelle grandi città della costa orientale i picchi influenzali si registrano ugualmente perché qui ci sono notevoli e repentine fluttuazioni di umidità che favoriscono la diffusione dei virus in particolari periodi dell’anno. «Le città differiscono fondamentalmente per dimensioni della popolazione, struttura spaziale e connessioni, in un modo che può influenzare i modelli di contagio.   Questi elementi hanno il potenziale di alterare sostanzialmente le dinamiche epidemiche, comprese le risposte al clima e gli impatti degli interventi di sanità pubblica.

Antonella Di Pietro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *