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Angela Merker, l’addio della cancelliera che ha cambiato la Germania

E’ considerata il simbolo dell’Europa virtuosa e intransigente. Da alcuni soprannominata “mutti Merkel”, mamma Merkel, per i più scettici invece dopo la crisi dell’ euro, è stata ribattezzata “madame non”. L’inflessibilità mostrata nelle scelte spesse controversie unita a un temperamento glaciale, sono i tratti che da sempre hanno contraddistinto la personalità della cancelliera più longeva d’ Europa dopo Helmut Kohl. Per 16 anni a capo del governo tedesco e dopo 30 come deputata al Bundestag, all’età di 67 anni Angela Merkel dice addio alla politica, forse. Ciò che appare chiaro è che dal 26 settembre data delle elezioni federali,  rimarrà in carica fino alla formazione del nuovo governo prevista per dicembre, per poi ritirarsi e poter godere  della pensione maturata di 15 mila euro al mese, secondo i calcoli dell’Associazione dei contribuenti tedeschi. 

E mentre si discute già dell’eredità lasciata alla Cdu (l’Unione Cristiano-Democratica di Germania), il partito fondato nel 1945 che ha governato 50 anni su 70, oggi storicamente la coalizione di Centro-destra scende nei sondaggi al 20% dei gradimenti dell’elettorato. Di effetto dopo Merkel parlano gli analisti politici, visto che nel tempo ha incassato continuamente risultati tra il 30 e il 40%, superando una crisi finanziaria, diverse emergenze migranti, oltre ad aver affrontato ciclicamente la gestione dei movimentati rapporti  tra i paesi membri dell’ Ue. Una buona parte dei tedeschi vorrebbe ancora vederla al timone, dato dimostrato da quello scarso 15% di votanti che sceglierebbe Armin Laschet  al posto di Angela Merkel, contro il 50% dei consensi di cui gode oggi il socialdemocratico Olaf Scholz. Mentre il leader della Spd, il Partito Socialdemocratico di Germania, il vicecancelliere Olaf Scholz, pensa a come a far confluire i voti della cancelliera verso il suo schieramento.

“Vorrei prendere una pausa e pensare a ciò che effettivamente mi interessa” ha lei stessa dichiarato durante l’ultimo viaggio negli Stati Uniti, e così che passerà da palazzo Bellevue al suo appartamento berlinese di fronte all’Isola dei musei, al fianco del secondo marito il professor Joachim Sauer. Questo non le farà perdere però il diritto di avvalersi di un team composto da autista, capo staff, assistenti e stenografo, di supporto per le diverse attività, che secondo il quotidiano Italia Oggi, la Merkel ha in programma. In previsione  anche un libro sugli anni al potere e sui rapporti con personalità come Trump, Bush, Macron, Monti e non ultimo Draghi. Proprio l’attuale presidente del consiglio italiano nella sua intervista rilasciata a Massimo Nava e contenuta nel libro ” Angela Merkel. La donna che ha cambiato la storia”(Rizzoli), ne descrive il rapporto votato alla fiducia e al rispetto reciproco, definendola: “una straordinaria leader, autenticamente europea, intelligente, sempre preparata, gentile”.

 In effetti dal 2000 ad oggi la Germania è grazie alla cancelliera che può dirsi forte della sua posizione di assertività in ambito Ue,  mantenendo un protagonismo spiccato quando in ballo ci sono delicati interessi geopolitici ed economici.  In 16 anni la Merkel ha portato il paese fuori dal nucleare, ha avviato la svolta green verso la chiusura delle miniere di carbone, ha intensificato le missioni all’estero, introdotto il matrimonio per tutti e  il salario minimo, abolito la leva obbligatoria e mantenuto in pareggio i conti pubblici per 7 anni. La politica di austerità sempre seguita ha fatto da contraltare a quella mitteleuropea sull’immigrazione più severa e poco interessata alle questioni che affliggono il mediterraneo. Fino a quando a seguito degli arrivi di profughi siriani dalla rotte balcaniche in Europa centrale, nel 2015 il pragmatismo della Merkel la portò sulla strada dell’accoglienza di oltre un milione di profughi. Da allora i buoni propositi sulla redistribuzione dei migranti a seguito di accordi e nuove strutture nate ad hoc per gestire un fenomeno di vaste proporzioni, si sono scontrati con l’indulgenza delle anime più populiste e protezioniste dell’Unione. 

Quello che appare evidente è che l’era Merkel lascia in bilico questioni politico-ideologiche ancora sul tavolo, dalle disuguaglianze, alle violazioni dei diritti umani, dall’instabilità sociale agli squilibri di un sistema economico finanziarizzato. Per non parlare dei conflitti etnici, culturali e religiosi che minano la convivenza tra i popoli europei e i dirimpettai della sponda sud est del mediterraneo, e non solo.  Da questi presupposti può scaturire una riflessione che rimetta al centro il significato stesso “dell’essere europei”, così come i padri del progetto fondativo avevano inteso. Comunità dialoganti aperte alla diversità, consapevoli che nell’unicità delle componenti al suo interno va trovata una radice condivisa. Perché la storia insegna che solo chi riesce a guardare oltre i muri, ha il potere di abbatterli e non soccombere ai sentimenti divisivi.

Marita Langella

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