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Al Campidoglio 30 anni di immigrazione romena oltre gli stereotipi

Dancau: trasformazione positiva. Gualtieri: rapporto profondo e radicato

Roma, 23 gen. (askanews) – Comunanza di obiettivi, intreccio di storia e cultura, integrazione ma non assimilazione, sacrifici e storie di successo, lavoro, famiglia, diritti ed emigrazione. Sono questi alcuni degli elementi dei 30 anni di emigrazione romena in Italia che sono stati raccontati nel convegno che si è tenuto al Campidoglio e che sono stati esaminati nel volume “Radici a metà – 30 anni di immigrazione romena in Italia”, presentato nel corso dell’evento organizzato dall’Ambasciata di Romania in collaborazione con il Centro Studi e Ricerche Idos e l’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” “I romeni in Italia tra vecchi stereotipi e nuovi orizzonti” nella Sala della Protomoteca.

“Nei rapporti tra Romania e Italia il lato emotivo ha un peso enorme” e in 30 anni di immigrazione romena in Italia si è registrata una “trasformazione positiva, grazie allo sforzo e ai sacrifici dell’immigrazione romena”, una comunità, la più grande della diaspora romena nel mondo, che “ha subito enormi cambiamenti, con esperienze di integrazione, di successo”, “un’integrazione che è frutto del lavoro dei romeni in Italia, dell’impegno delle autorità italiane e romene, delle chiese e della società italiana che ha accolto la più grande comunità romena all’estero”, ha sottolineato Gabriela Dancau, Ambasciatore di Romania in Italia aprendo i lavori. Il numero uno della rappresentanza diplomatica romena in Italia ha anche ricordato i legami politici, il sostegno di Roma nell’integrazione europea di Bucarest, concentrato adesso sull’ingresso in Schengen, e l’obiettivo di organizzare il nuovo vertice intergovernativo tra i due Paesi per rafforzare il Partenariato strategico consolidato che lega le due capitali.

Per il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che ha partecipato all’evento, il “rapporto tra Italia e Romania e tra la Romania e Roma è profondo e radicato e i romeni che vivono a Roma sono un elemento di forza e ricchezza che ci aiuta a guardare in maniera ambiziosa alle mete che ci siamo dati. E ringrazio i romeni che sostengono la nostra candidatura a Expo 2030, che può dare una cornice di sviluppo alla nostra città dentro cui valorizzare legami così stretti e profondi”.

La presenza dei romeni in Italia è “importante sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, perché la comunità romena non è soltanto la più grande ma anche quella con cui si è stabilito un rapporto più stretto e più profondo che ha radici antiche” che ha acquisito maggiore importanza grazie all’integrazione “dei romeni che contribuiscono allo sviluppo di Roma”, ha aggiunto il primo cittadino.

Una comunità in cui bisogna evidenziare anche la presenza di tanti moldavi che hanno passaporto romeno, ha detto l’ambasciatore della Moldova in Italia Anatolie Urecheanu: “Secondo le statistiche ufficiali ci sono 114mila moldavi in Italia, ma secondo i dati consolari e la partecipazione alle ultime elezioni dobbiamo considerare che siano almeno il doppio se non triplo. L’Italia è la destinazione preferita dalla Moldova, come dalla Romania”.

Un contributo sia economico, sia sociale. Paolo De Nardis, presidente dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” ha sottolineato che “l’inserimento nel tessuto sociale, la stratificazione sociale, ridefinisce i rapporti di vicinato e collaborazione e anche i rapporti conflittuali, grazie alla cooperazione tra classi sociali, perché dà al contenuto magmatico una forma che ci permette di capire meglio la realtà di entrambi e di modificarla. Il contributo delle comunità straniere è fondamnetale, quello della comunità romena è gradito e ben recepito dalla parte migliore della comunità italiana, è una realtà”.

Benedetto Coccia, ricercatore dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” ha spiegato che dal 1991 ad oggi si è passati da “10mila romeni a oltre un milione” in Italia e si tratta di “un’immigrazione che nasce da una radice comune, che risale a Traiano, che si è divisa e reincontrata e con la presenza trentennale della comunità romena in Italia si è rinsaldata”, un’immigrazione che “non deve diventare assimilazione, per poter fornire un elemento di arricchimento anche per la società italiana”.

Antonio Ricci, ricercatore del Centro Studi e Ricerche Idos, ha sottolineato che “questo è il terzo volume dedicato ai romeni da parte di Idos, i primi due 2008 e 2010 sembrano il Medioevo, quei due libri volevano scardinare gli stereotipi, che esistono ancora ma a cui guardiamo con una prospettiva di superamento. L’immigrazione dal basso dei romeni in Italia stato il primo atto operativo della cittadinanza europea”, una cittadinanza che si fa presenza con la comunità romena che “si è ricomposta attorno al pilastro della famiglia e a quello del lavoro: con 250mila bambini nati in Italia da coppie romene, con la qualità dei posti di lavoro in crescita e con un aumento degli imprenditori romeni in Italia, 53mila. E il lavoro di questa comunità vale 2% del Pil italiano, sul 10% dato dai lavoratori stranieri”, ha aggiunto.

Tra i curatori anche la giornalista Miruna Cajvaneanu, secondo cui “l’Italia è un terreno fertile per i romeni che hanno trovato una terra di ecumenismo”, ma resta un neo, “nonostante la comunità sia integrata a livello economico e sociale a volte manca l’integrazione politica”. Il diritto di voto dei romeni, come cittadini europei “resta sospeso, è un processo che resta condizionato dall’iscrizione alle liste elettorali aggiunte” e dai tempi burocratici legati a questo tema, che hanno permesso “solo a 130mila iscritti di partecipare alle amministrative e a meno di 50mila alle elezioni europee. C’è tanto da fare” e “auspico di avere presto anche un rappresentante romeno nel Parlamento italiano, come avviene per la comunità italiana in Romania”.

Al termine del convegno sono state presentate le esperienze di tre donne, storie di successo ma anche storie diverse di emigrazione romena in Italia: Anda Naciu, Medico endocrinologia, Andreea Stefanescu, Ginnasta, campionessa nazionale e Loredana Teodorescu, Esperta di Relazioni internazionali e leadership.

(Di Daniela Mogavero)

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