mercoledì, Maggio 22, 2024
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Air, il film di Ben Affleck sull’origine delle mitiche Air Jordan

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Quando Ben Affleck è particolarmente ispirato e indovina la storia giusta, riesce a realizzare film davvero esaltanti. E’ accaduto con l’action movie The town e con il coinvolgente Argo che gli valse l’oscar al miglior film nel 2013, e adesso, accade di nuovo.

Dopo qualche trascurabile scivolone, Affleck torna ad incantare il pubblico con una storia piuttosto semplice, ma che centra perfettamente il bersaglio. Air – il grande salto, ripercorre l’origine e gli sviluppi attorno al mito rappresentato dalle iconiche Air Jordan, delle scarpe che hanno segnato un’epoca, amate ed indossate da intere generazioni.

Nel film si narra l’accordo rivoluzionario tra il neonato team basket della Nike e la giovane promessa Micheal Jordan, che tra non poche difficoltà e grandi avversari, riesce finalmente a dare vita a quella che sarà la partnership più fortunata della storia del noto brand.

Ciò che rende speciale e ricercato questo film è soprattutto la magia della comunicazione, in un contesto sportivo dove paradossalmente ci si concentra e si mostra ben poco dello sport, del basket.

Tuttavia, si respira il mito, si vive assieme ai protagonisti l’energia di quel periodo e soprattutto l’entusiasmo del team Nike, consapevole del fatto di gestire un progetto epocale. Ben Affleck in tal senso, esalta una storia molto lineare, che manca di notevoli colpi di scena, ma che nonostante questo tiene incollati allo schermo facendoci vivere la rispolverata magia dell’American dream.

Perché il focus di Air è proprio il significato del sogno americano, incarnato nella scarpa che farà da spartiacque per il mondo del basket lanciando e rivendicando l’unicità. Da contraltare a questo tema c’è il file rouge rappresentato dall’ambizione a raggiungere i propri obiettivi, ad infrangere le regole se necessario, perché soltanto rischiando il tutto per tutto attraverso sacrificio e perseveranza si arriva ai grandi successi.

Contestualmente, il discorso di Sonny (interpretato da un indimenticabile Matt Damon), nella sezione finale del film, è uno dei momenti in assoluto più belli del racconto, entrando di diritto tra i monologhi più emozionanti del cinema americano. Una sceneggiatura forte e densa di dialoghi brillanti tiene le redini di un film che seppur contraddistinto dall’assenza di climax importanti, riesce ad essere ironico, scorrevole e bilanciato, privo di alcuna forzatura.

Giada Farrace

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