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Accordo Ue su freno d’emergenza per import agricolo da Ucraina

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Ambasciatori dei 27 sostengono a maggioranza compromesso belga

Bruxelles, 27 mar. (askanews) – Accordo tra i Ventisette sulle nuove misure di salvaguardia (“misure commerciali autonome”) da attivare in caso di improvvisi aumenti delle importazioni agricole di determinati prodotti dall’Ucraina nell’Ue, al di là dei volumi medi registrati fino alla fine del 2023, ma a partire dalla seconda metà del 2021 e non più dall’inizio del 2022.

Nella riunione del Comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri presso l’Ue (Coreper, l’organismo tecnico che prepara le riunioni ministeriali del Consiglio) che si è tenuta oggi a Bruxelles, un numero di paesi sufficiente a raggiungere la maggioranza qualificata ha sostenuto il nuovo compromesso proposto dalla presidenza semestrale di turno belga. Si sono opposti solo Ungheria e Slovacchia, con l’astensione della Bulgaria.

“Gli ambasciatori dell’Ue hanno concordato un nuovo compromesso sull’estensione delle misure commerciali autonome (Atm) per l’Ucraina, garantendo un approccio equilibrato tra il sostegno all’Ucraina e la protezione dei mercati agricoli dell’Unione europea. Questo compromesso sarà ora presentato al Parlamento europeo in vista di un rapido accordo”, ha scritto sul suo account X (ex Twitter) la presidenza di turno belga del Consiglio Ue.

La proposta originaria della Commissione europea prevedeva di continuare fino a giugno 2025 il regime a dazi zero (adottato nel giugno 2022) per le importazioni agricole dall’Ucraina, ma aggiungendo un meccanismo di salvaguardia (un “freno di emergenza”) per i prodotti più “sensibili”: uova, zucchero e pollame.

La Commissione proponeva l’attivazione automatica del meccanismo di salvaguardia, con la re-imposizione dei vecchi dazi esistenti prima dell’invasione russa, in caso di superamento dei volumi medi delle importazioni che erano stati registrati per questi prodotti negli anni 2022-23.

L’accordo provvisorio raggiunto la settimana scorsa dal Consiglio Ue con il Parlamento aveva sensibilmente indurito la posizione dell’Unione, aggiungendo altri quattro prodotti alla lista delle importazioni “sensibili” dall’Ucraina (miele, mais, avena e semole). Non solo: il tempo di reintroduzione dei dazi in caso di superamento delle soglie veniva accorciato da 21 a 14 giorni. Inoltre, si chiedeva alla Commissione di impegnarsi a rafforzare il proprio monitoraggio delle importazioni per quanto riguarda il grano e altri cereali, per individuare eventuali “perturbazioni di mercato”, che possono giustificare misure (non automatiche) atte a porvi rimedio.

Questi termini dell’accordo provvisorio erano stati tuttavia contestati nei giorni successivi da diversi paesi, a cominciare da quelli dell’Est (Polonia, Ungheria e Slovacchia), più esposti agli effetti deleteri di eventuali impennate delle importazioni dalla vicina Ucraina. Francia, Ungheria e Lettonia avevano chiesto di aggiungere anche i cereali (grano e orzo) nella lista delle importazioni “sensibili”. La Francia, inoltre, chiedeva di calcolare i volumi medi delle importazioni tenendo conto anche del 2021, l’anno precedente alla guerra, in cui erano state più basse che negli anni successivi. Questo avrebbe abbassato sensibilmente la soglia di attivazione del freno d’emergenza.

La presidenza belga, alla fine, ha in parte tenuto conto della richiesta francese, estendendo la base per calcolare i volumi normali delle importazioni dall’Ucraina, ma solo alla seconda metà del 2021, e non a tutto l’anno. Il grano e gli altri cereali, invece, restano fuori dalla lista delle importazioni “sensibili”, ma rimane il monitoraggio da parte della Commissione con la possibilità di adottare misure per rimediare a eventuali turbative di mercato per questi prodotti, e anche per i semi oleosi.

Secondo fonti diplomatiche a Bruxelles, durante il dibattito in Coreper “l’Italia ha sottolineato la propria flessibilità per prendere in dovuta considerazione sia i bisogni dell’Ucraina che le preoccupazioni espresse dagli altri Stati membri e dal settore agricolo”.

L’Italia ha quindi appoggiato la proposta della presidenza belga (con l’estensione del periodo di riferimento) e “ha chiesto e ottenuto – riferiscono le fonti – una dichiarazione della Commissione per un monitoraggio rafforzato degli impatti delle importazioni di grano e cereali dall’Ucraina, con l’attivazione delle salvaguardie generali, ovvero quelle normalmente previste, non quelle automatiche, anche se i problemi che si dovessero verificare riguardassero solo uno Stato membro”.

La modifica dell’accordo provvisorio della settimana scorsa richiederà ora una nuova lettura con l’approvazione da parte del Parlamento europeo, che dovrà avvenire assai rapidamente, visto che a fine aprile comincia la pausa pre-elettorale dei lavori dell’Assemblea, e che le nuove misure sulle importazioni dall’Ucraina dovranno entrare in vigore alla scadenza di quelle attuali, il 6 giugno prossimo.

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