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Dopo i sondaggi positivi Schlein alla prima prova del voto

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Alleanze a macchia di leopardo con M5s e centristi, prevale la competizione

Roma, 13 mag. (askanews) – E’ il battesimo del fuoco, elettoralmente parlando, per Elly Schlein. Il voto per i Comuni di domenica e lunedì sarà un “primo test”, come dicono anche nel Pd, anche se è ben chiaro a tutti che la vera prova della verità saranno le Europee del prossimo anno. Ma il rinnovo di 791 Comuni, tra i quali 17 capoluoghi di provincia, coinvolgerà oltre sei milioni di elettori, circa il 12% dell’intero corpo elettorale e sarà il momento per cercare una prima conferma di quella crescita registrata nei sondaggi da quando è stata eletta la nuova segretaria.

E’ un voto amministrativo, ovviamente, le dinamiche delle elezioni per i Comuni sono spesso diverse da quelle che dominano il voto nazionale e non è nemmeno possibile trarre indicazioni significative sulle alleanze – che come sempre in questi casi sono ‘a macchia di leopardo’ – ma non è certo un caso che Schlein abbia condotto una campagna elettorale intensa, in prima persona, con un tour che ha toccato la maggior parte delle città che saranno chiamate al voto.

La segretaria non si è tirata indietro, non ha giocato la carta del basso profilo per un voto che ha potuto preparare solo molto in fretta, visto che la sua squadra si è insediata di fatto appena un mese fa. Schlein è andata a fare comizi in tutta Italia e ha chiuso in Toscana, a Pisa e a Siena. Due città che significano molto perché erano state conquistate per la prima volta dal centrodestra nel 2018. Davide Baruffi, responsabile enti locali del partito, lo spiega chiaramente: “Questo è un primo test per misurare la capacità espansiva nel voto reale. I sondaggi hanno fatto registrare una ripresa, adesso c’è il test vero… Dopo le sconfitte alle politiche e alle regionali di Lazio e Lombardia potrebbe il primo segnale di un’inversione di tendenza”.

Il primo obiettivo è la conferma dei comuni di Brescia e Ancona, città nelle quali il Pd e il centrosinistra già governano. Nella città lombarda c’è da proseguire il lavoro del sindaco Emilio Del Bono, che termina il suo secondo mandato e lascia il testimone alla sua vice Laura Castelletti, cresciuta nel Partito socialista e poi promotrice di una lista civica che porta il suo nome. Ad Ancona toccherà ad Ida Simonella – che ha vinto le primarie – il compito di far restare il Pd alla guida del Comune, in questi anni guidato da Valeria Mancinelli.

Ma, appunto, i democratici contano di poter riprendere anche i capoluoghi toscani espugnati dalla destra – Massa, Pisa e Siena – e sono ottimisti anche su Vicenza, dove è candidato Giacomo Possamai, 33 anni, che come Schlein ha nel curriculum un’esperienza nel comitato elettorale di Barack Obama. Continua Baruffi: “Confermare le città dove amministriamo noi, tornare a vincere in Toscana e riuscire a strappare qualcosa di importante al nord come Vicenza darebbe un segnale forte, daremmo l’idea di un Pd espansivo”.

Il lavoro sulle alleanze c’è stato anche questa volta, “la nostra indicazione come segreteria è stata provare a costruire fronti larghi, partendo dai programmi, dalle cose da fare. Certo, non c’era un modello precostituito, e non sarebbe stato possibile un tavolo nazionale con M5s e Azione-Iv”. Il risultato è uno schema molto variabile, in quasi tutte le città-chiave citate sopra Pd e M5s correranno separati: niente accordo a Brescia e Ancona, e nemmeno a Vicenza, Massa e Siena. Solo a Pisa Pd e 5 stelle sono alleati, e in questo caso Calenda e Renzi corrono per conto proprio.

Ma i centristi vanno da soli anche a Siena, addirittura divisi tra loro: Azione e Iv sostengono due candidati diversi nella città del palio. Calenda e Renzi sono divisi anche a Massa, con l’ex premier che sostiene il candidato Pd Enzo Ricci e il leader di Azione che appoggia il sindaco di centrodestra uscente Francesco Persiani.

Di fatto, sui capoluoghi al voto Pd e M5s saranno insieme a Pisa, Latina, Teramo, Brindisi, più Siracusa e Catania, dove però si voterà a fine mese. Con i centristi l’accordo, nelle principali città, è a Latina, oltre che – come detto – a Brescia, Vicenza e Ancona.

Per la definizione delle alleanze c’è tempo, proprio le Europee del prossimo anno saranno decisive per definire i rapporti di forza tra Pd, M5s e centristi. E nel frattempo sarà importante il risultato delle elezioni in Molise, in programma a fine giugno, dove i democratici sosterranno il candidato 5 stelle Roberto Gravina, attuale sindaco di Campobasso. Ma è chiaro che fino al voto per il Parlamento europeo sarà soprattutto la competizione a dominare i rapporti tra le opposizioni. E per Schlein, appunto, è fondamentale ora dimostrare che il consenso nei sondaggi si traduce anche in voti nelle urne.

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