“Per la Corte tali pratiche restano ovviamente vietate, ma il controllo non spetta alle società fornitrici di servizi attrezzarsi da "sceriffi della rete", ciò che avrebbe di fatto limitato il diritto alla privacy e fatto lievitare i costi nell'uso della rete, e soprattutto alterato la natura dei fornitori di servizi. Ai guidici non è sfuggito – evidenzia Rinaldi che per analogia si sarebbe allora dovuto chiedere a chi controlla l'accesso ad aerei o altri mezzi di trasporto il controllo continuativo dei passeggeri o altri utenti”.
“La sentenza ha implicazioni concrete di vasta portata e resiste alle forti pressioni che le lobby dei diritti d'autore avevano esercitato, per obiettivo condivisibili ma attraverso modalità inaccettabile - come appunto imporre ai fornitori di servizi compito che non gli sono propri e che avrebbero costituito una forma di arbitrario controllo sugli utenti di internet.





