Le norme messe a punto dal governo italiano e rigettate dalla Commissione europea prevedevano di portare l’età pensionabile delle dipendenti pubbliche da 60 a 65 anni entro il 2018, ma per la commissione europea il 2018 è inaccettabile. La richiesta della Commissione Europea è quella di equiparare l’età pensionabile tra uomini e donne nel settore pubblico al massimo entro il primo gennaio 2012.
Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera all'innalzamento dell'età pensionabile per le donne del pubblico impiego da 61 a 65 anni, come chiesto dall'Ue, lo 'scalone' partirà dal 2012. Le risorse che deriveranno dal risparmio dell'innalzamento pensionabile dell' età delle donne andranno in un Fondo vincolato ad 'azioni positive' per la famiglia e le donne. Lo ha deciso il Consiglio dei Ministri accogliendo la richiesta in tal senso venuta dal ministro per le pari opportunità Mara Carfagna.
Il rapporto elaborato in sede tecnica dal governo, tiene conto dei due pilastri della riforma delle pensioni in atto: il primo è contenuto nel decretone della manovra discussa al Senato; il secondo è il regolamento Sacconi-Tremonti firmato nei giorni scorsi in attuazione della legge del 3 agosto del 2009 e composto da sette commi. Il decretone prevede che coloro che matureranno i requisiti di anzianità e vecchiaia dal 1° gennaio del 2011 dovranno attendere, per via della nuova finestra “a scorrimento”, dodici mesi (se dipendenti) e diciotto mesi (se autonomi) e già questa misura allunga la strada per il ritiro dal lavoro. Ma la parte più importante della riforma è quella del “regolamento” Sacconi-Tremonti, con questa normativa si passa ad un sistema che innalza gradualmente l’ età anagrafica di pensionamento in vecchiaia e anzianità in relazione all’ allungamento medio della speranza di vita calcolato dall’ Istat. In base a questo nuovo meccanismo dal 1° gennaio del 2016 l’ elevazione dell’ età avverrà con cadenza triennale, con uno “scatto” di tre mesi alla volta.
La riforma non sarà indolore per i cittadini e comporterà un sacrificio non indifferente. Chi ha cominciato a lavorare vent’ anni fa, e andrà in pensione intorno al 2031, dovrà aspettare (gli uomini) fino a 68 anni per ottenere la pensione di vecchiaia (tre in più rispetto alle regole attuali) e fino a 65 anni per andare in pensione di anzianità (quattro in più). Per i giovani appena assunti, invece, con il pensionamento al 2050, ci vorranno, 69 anni e 4 mesi per la vecchiaia e 66 e 4 mesi per l’ anzianità: cinque anni in più rispetto ad oggi.
Daniele Romano





