A cent’anni dalla nascita di Giulio Einaudi, il 2 gennaio 1912 a Dogliani, in provincia di Cuneo, fa effetto pensare che questo editore illuminato, figlio del primo presidente della Repubblica Italiana, aveva 21 anni quando fondo’ la casa editrice a cui ha dato il suo nome e che grazie allo spirito che la animava e’ diventata una delle piu’ prestigiose del nostro Paese.
Il centenario e’ inserito nelle celebrazioni degli anniversari riconosciuti a livello internazionale dall’Unesco. Quel simbolo editoriale, con il famoso struzzo che stringe un chiodo nel becco e sullo sfondo il motto ‘Spiritus durissima coquit’, ovvero una volonta’ capace di digerire anche i chiodi, sembra proprio coincidere con la storia di Giulio Einaudi e di “quell’armonia dell’insieme” che ha sempre perseguito. Amante del confronto accesso, delle discussioni, Einaudi non era un editore padrone, ma un appassionato sostenitore del lavoro di gruppo come testimoniano le famose riunioni del mercoledi’, a cui e’ dedicato il libro ‘I verbali del mercoledi’. Riunioni editoriali 1943-1952’, a cura di Tommaso Munari, da poco uscito per Einaudi, e i ritiri estivi in montagna con i suoi collaboratori. Nei verbali vengono ricordati anche gli errori del Comitato che nego’ due volte la pubblicazione di ‘Se questo e’ un uomo’ di Primo Levi e ostacolo’ la divulgazione di Friederich Nietzsche o la soggezione nei confronti del Pci. Emerge l’umoralita’ di Giulio Einaudi, la sua “megalomania” ma anche il forte legame che aveva coni suoi autori e collaboratori come Natalia Ginzburg. Quando la scrittrice mori’, nel 1991, l’editore disse commosso: “La sentivo come una madre, mi proteggeva”. Quello che oggi si puo’ dire, come scrive nella prefazione ai verbali Luisa Mangoni, “e’ che cio’ che l’Einaudi fu, continua ad essere un tarlo di cui uomini e organismi culturali, spesso di minor rilievo, non riescono a liberarsi. La domanda sottintesa e’ sempre la stessa: perche’? e come?”. Con sede nello stesso palazzo dell”Ordine Nuovo’ di Antonio Gramsci, la Giulio Einaudi Editore, nata nel novembre del 1933, ha fra i sostenitori e azionisti Nello Rosselli e fra i piu’ stretti collaboratori Leone Ginzburg, Cesare Pavese, quel gruppo di ex allievi del liceo d’Azeglio di Torino, che Massimo Mila chiamava confraternita e che Giulio Einaudi aveva in un primo tempo riunito attorno alla rivista del padre ‘La Riforma Sociale’. La casa editrice vede anche il contributo di intellettuali come Norberto Bobbio, Giulio Carlo Argan, Elio Vittorini e Italo Calvino e si distingue subito per la cura editoriale e la grafica affidata a maestri come Bruno Munari. Ma presto viene presa di mira dal fascismo e nel 1935 il giovane editore viene arrestato con i suoi collaboratori e mandato al confino. Un anno dopo e’ gia’ al lavoro e la sua avventura di editore continua per 64 anni, quasi fino alla morte, il 5 aprile del 1999, due anni dopo aver lasciato il lavoro editoriale. La casa editrice, che nel dopoguerra pubblico’ i Quaderni e le Lettere dal carcere di Antonio Gramsci, visse un momento di crisi negli anni Ottanta quando venne creato il progetto Einaudi-Gallimard. Ora fa parte del gruppo Mondadori. E anche se quella stagione e’ conclusa, lo spirito del suo fondatore spinge ancora alla riflessione sul valore di quell”’allegra tensione progettuale che allora ci rendeva convinti di poter cambiare il mondo con i buoni libri” come ha raccontato Ernesto Ferrero nel breve saggio ‘Rhemes o della felicita”.
Mario Caiazzo





