“Noi credevamo”, il film di Mario Martone vincitore di sette David di Donatello e diventato ormai la pellicola-simbolo dei 150 anni dell’Unita’ d’Italia per il suo racconto non convenzionale sul Risorgimento, potrebbe mai diventare una serie tv o ispirare uno spin off su qualcuno dei suoi tanti protagonisti?
“Mi piacerebbe. Se si fara’ sono felice, ma non saro’ io a dirigerli”, risponde proprio Martone, oggi nel corso della presentazione romana del cofanetto che raccoglie la versione integrale del film , nell’edizione speciale in dvd e blu-ray distribuita da 01 insieme al cd con la colonna sonora eseguita dall’orchestra sinfonica della Rai e diretta da Roberto Abbado. E’ l’unica occasione per vedere la versione integrale del film, oltre ad alcuni extra come il commento di Martone e Alberto Barbera o la coreografia ‘La meditazione’ da Hayez di Raffaella Giordano, che avrebbe dovuto essere un sogno di Mazzini. Il 30 dicembre, infatti, in un’unica serata Rai3 mandera’ in onda il film, ma nella versione da sala. “In qualche modo quella sera si concludera’ un percorso - commenta il regista - all’inizio c’era tanta paura da parte di alcuni che il film potesse gettare ombre negative sull’Unita’ d’Italia. Invece ha fatto riflettere, soprattutto i giovani. Dopo 150 anni saremo diventati cosi’ adulti da non doverci sempre raccontare bugie o verita’ aggiustate, come in Francia o in Germania, dove il passato si racconta faccia a faccia. Ora sarei felice se spuntasse qualche grande regista conservatore per girare un film su Cavour”. Una serie tv dal film? “Non ci abbiamo ancora pensato, ma magari lo faremo presto”, risponde Carlo Degli Esposti, produttore con la Palomar insieme a Rai Fiction. “Per aprire un altro cantiere pero’ - spiega - bisogna prima chiudere questo, che per me e’ ancora aperto. Sarebbe bello, ma il prodotto tv in questo ultimo periodo ha qualche problema dal punto di vista dei contenuti. Speriamo in un Italia migliore, in una tv che avanza e non arretra e allora se ne potrebbe parlare”. Tra i progetti di Martone, che ha appena portato la sua versione del Fidelio al Teatro Regio di Torino, c’e’ piuttosto “un altro film che ho in mente e che mi mettero’ subito a scrivere. Ma ne potro’ parlare solo dopo marzo”. E poi ancora lirica, “con un’altra opera di Verdi, la Luisa Miller, al debutto a giugno alla Scala”.
Mario Caiazzo





