
Il 20 settembre prossimo riapre i battenti la Biblioteca Apostolica Vaticana. Dopo tre anni di chiusura forzata una delle biblioteche più famose del mondo riapre: ricercatori e studiosi avranno di nuovo a loro disposizione un ricchissimo patrimonio di raccolte di manoscritti, codici e stampati i più insigni esistenti al mondo.
La Biblioteca Vaticana, forte dei suoi circa 150 mila volumi manoscritti, di un milione di libri stampati, di cui 8.400 incunaboli e di centinaia di migliaia tra monete, medaglie, stampe e incisioni, si ripresenta rinnovata nelle strutture e nelle tecnologie, risanata e “a norma” nelle parti che ormai erano fatiscenti, ma sempre fedele al suo spirito di servizio umanistico e di universalità. La Biblioteca Apostolica Vaticana svolge la sua “missione” da oltre cinque secoli, nasce dalla volontà di Papa Sisto IV nel 1475. Nel corso di una conferenza stampa tenutasi il 13 settembre scorso, nel mirabile Salone Sistino, il prefetto Monsignor Cesare PASINI ha presentato il nuovo volto della Biblioteca. I lunghi tre anni sono stati necessari per attuare gli interventi più urgenti di consolidamento, risanamento dei laboratori e sale deposito, per l’ ampliamento e la razionalizzazione di ambienti come il nuovo ingresso, i sistemi di climatizzazione, il controllo dell’ umidità, la messa a norma degli impianti. Lavori che rientrano in un più ampio progetto di ammodernamento già iniziato nel 1997 e che proseguiranno, anche dopo la riapertura, per almeno due anni. Il costo complessivo degli interventi attuati va dagli otto ai nove milioni di euro, in parte sostenuti da donatori (Fondazione Italcementi, ditte Mapei, Pessina e Picalarga) ed in parte accantonati dai sussidi concessi annualmente dal Musei Vaticani alla Biblioteca per l’ uso di spazi come il Salone Sistino e la Galleria. Alla riapertura attesissima dagli studiosi, negli anni precedenti la chiusura si contavano circa 20mila visite l’anno da oltre 60 paesi del mondo, la Biblioteca tornerà ad offrire nuovamente i suoi codici (i più preziosi sono conservati in un bunker sotterraneo scavato trent’anni fa sotto il giardino interno) alla consultazione degli studiosi di tutto il mondo, ma con novità tecnologiche che rendono il servizio più rapido e sicuro. Intanto, per quanto riguarda la conservazione dell’ ingente patrimonio, va avanti il progetto per la digitalizzazione dei 75mila manoscritti della Biblioteca, e si stanno cercando i fondi per la sua effettiva attuazione: è un progetto immenso che richiederà tempi lunghi ed energie non indifferenti.
Daniele Romano





